Nocera Ombrosa: location e cornice contestuale

Chi ha seguito qualche puntata di Blu Notte condotta dal singolare Lucarelli sa bene che dopo una analisi efferata sull’ ennesimo mistero di turno (o delitto), il caso ha bisogno di essere contestualizzato per inquadrare meglio i comportamenti della vittima e del suo aggressore. Dopo che all’interlocutore spettatore appare chiaro che nessuno sa perchè quella cosa lì inquietante è accaduta, non resta che cercare risposte impossibili nell’ ambiente e nella città che ha fatto da cornice al misfatto, scavando sotto la superfice del visibile. Come ha detto qualcuno c’è del marcio a Nocera Ombrosa (ma non era la Danimarca?!) e quindi non ci resta che focalizzare meglio questa bellissima cornice naturale che riversa sui suoi abitanti tanta bellezza e beatitudine celeste (non a tutti è concesso di svegliarsi senza la sveglia ma solo con il gallo sotto casa) per andare a cercare come fa Lucarelli l’antimateria dell’ anomalia criminale. Ma come se non è accaduto nulla a Nocera Ombrosa perchè iniziare il lavoro di Intelligence in anticipo? Mettiamola così se vivi a Nocera Ombrosa se non altro anche solo dalle suggestioni insite nel nome della località, qualcosa di oscuro e di strisciante aleggia a prescindere, altrimenti come facciamo noi autori a tirare su mirabolanti storie di noir locale? E quindi non ci resta che studiare e annusare la cornice contestuale in cui il detective privato Mauro Carpa è costretto a muoversi suo malgrado per risolvere contro la sua volontà casi inquietanti. A Nocera Ombrosa si continua ad andare avanti nonostante tutto, anche se si ha l’impressione di stare fermi e che l’abitacolo della coscienza collettiva si sia arenato di fronte alle sabbie mobili, con le ruote che girano a vuoto nel fango paludoso dell’ arretratezza di sviluppo. Del resto se Roma da sola supera abondantemente come numero di abitanti LA SOMMA DI TRE REGIONI come Molise, Umbria, Abruzzo un motivo ci sarà, nel senso che LOS ANGELES ha un’ altra latitudine e longitudine rispetto alle coordinate di NOCERA OMBROSA e nonagenzia web marketing è un caso che tra terremoto, anziani morenti, disoccupazione, spopolamento il territorio sia ineluttabilmente votato a una sorta di estinzione che di fantascientifico ha ben poco, perchè trattasi di processo in atto. In un contesto simile è in aumento il crescente fenomeno della rapina a sparute abitazioni dislocate in maniera isolata sul territorio, con le forze dell’ ordine sovraccariche come organico. Le lacerazioni a carattere politico che vedono da una parte ergersi i difensori dell’ integrità morale (i buonisti) che non è raro poi immortalare su qualche quotidiano locale perchè soggetto a reati e dall’ altra gli inesplosi di una tolleranza impossibile ormai tapirizzati dal fenomeno immigrazione contribuscono a creare un clima di tensione dove la barca sembra aver perso orientamento e coordinazione nella navigazione. Populismo, immigrazione irregolare, disoccupazione sono concime ideale per un disagio di sottofondo che favorisce l’atto criminale e non solo in zona Fontivegge a PG dove droga e prostituzione catalizzano l’attenzione di consumatori dediti all’ autodistruzione e alle pratiche di degenerazione. Così ai pochi imprenditori locali non resta che dormire accanto ai macchinari per evitare l’ennesimo furto organizzato (a Terni ad esempio non è stato rinnovato un porto d’armi a un gruppo di boscaioli costretti a vivere 4 mesi all’ anno in un deposito in mezzo ai boschi per esempio, sempre per restare in tema di felice commistione tra realtà vera della cronaca e quella immaginata nella finzione), mentre i giovani scapestrati senza arte nè parte e forse anche con qualche grillo per la testa gridano al populismo del reddito di inclusione. Poco distante da Nocera Ombrosa qualche cervello in avaria lancia da un viadotto una giovane figlia dopo aver ucciso la moglie, ma il disagio sociale è ovunque, si sente addirittura cavalcando in auto le strade locali piene di buche da asfaltare e potenzialmente pericolose. Ovviamente questa pittura poco idilliaca non deve ingannare perchè nel frattempo la filiera del turismo porta in tutta l’Umbria innovazione e sviluppo, con riqualificazione di aree dimesse e progettazione di itinerari culturali, l’unico possibile quando nell’ indotto di Valle Ombrosa chiudono aziende importanti come la Merloni (ops! Ma non era la finction? Forse caro autore dovresti chiamarla in un altro modo!) per esempio. E quindi? L’ossimoro bellezza primordiale implicita nella cornice naturale fa a pugni con titoli di giornale dove si leggono titoli come “artigiano ridotto sul lastrico”, Insomma troppo facile decantare le lodi di quei comuni che funzionano sotto i punti di vista: non solo della coltura ma anche quello della cultura con prevenzione e vigilanza adeguata sul territorio e risultati misurabili sullo sviluppo imprenditoriale che trasforma i problemi in opportunità. E’ più facile amare quei comuni melmosi come Nocera Ombrosa che fanno intravvedere, tra le varie chiazze di fango presenti nel mosaico, un potenziale di sviluppo autentico da disseppellire e da riportare a lustro. Troppo facile esaltare la pseudoperfezione di quelle organizzazioni che brillano di lacca patinata. Insomma per concluderla alla Lucarelli come abbiamo iniziato potremmo dire che Nocera Ombrosa non è come sembra e che sotto gli anfratti della quotidianità di questa bellissima località turistica si annidano labirinti simbolici e perversi che costringono gli abitanti locali a imprevedibili colpi di testa comportamentali (non è la norma, qualche volta!). Perchè l’ambiente preme sull’ individuo con tutto il peso delle sue politiche sociali (se ce ne sono!) e l’analisi delle sue presunte imprese (si fa per dire) passa inevitabilmente dentro gli scenari che influenzano e determinano le sue azioni.

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Linux in 5 mosse, da NC a Superutente GM. Mossa 1: overview. Quella luce in fondo al tunnel è un tir?!

Va bene sei in profonda crisi esistenziale, non riesci a vedere la luce in fondo al tunnel, stai miagolando nel buio perchè equitalia ti ha mandato la tassa sui rifiuti che costa più di un Boing 747 e stravolgi dal punto di vista mentale l’assunto di Parmenide quando dice che TUTTO E’ UNO mentre per te la realtà sta diventando frammentaria come un quadro cubista che parla di guerre civili. Che fare? Andare in chiesa nei momenti di crisi e confessare che mentre si giocava a pallone in cortile al gatto in transito é saltata la testa perché ha ricevuto una pallonata contro la scala granitica risalente ai Signori di Firenze? No, niente medicinali e nienti moduli di autodistruzione con intossicazione da succo di mirtillo, la soluzione é che studiare LINUX risolve. Quella luce in fondo al tunnel non era un tir. Ma che cosa é LINUX e a cosa serve? Innanzitutto pensiamo a tutte quelle volte dove installando un aggiornamento windows sul proprio computer abbiamo avuto diffioltà sovraumane tipo Sisifo quando deve trascinare un pietrone in cima alla montagna. Che cosa è Linux? E’ un sistema operativo che certamente non metterà daccordo quelli di destra e di sinistra che sono esattamente la stessa cosa a colori invertiti nelle logiche BCE che cercano di tirare acqua la proprio mulino. Non a caso si accenna a questa idea possessiva di interesse personale sulle strategie del brand perché LINUX è esattamente la cosa opposta, democratico e imparziale e soprattutto dispensa cose buone sia al vegano che all’ onnivoro al di là delle tessere di appartenenza a una categoria. Mas possiamo definire LINUX anche un KERNEL ossia per dirla alla in maniera spartana é l’osso di prugna che offre tutte le risorse come nucleo centrale per amministrare e gestire tutta una serie di processi e di problematiche del computer, comprese le logiche dello SCHEDULING e del MULTITASKING. Certamente nel caso che un programmatore metta in circolo un software che non ha necessità di essere supportato da una entità che gestisce una serie di accessi sicuri (appunto il kernel) non si ha nessuna necessità di scomodare nessuno “core”. Linux è stato creato da Linus Torwalds nel 1991 e per l’approfondimento rimandiamo a https://it.wikipedia.org/wiki/Linux. La prima release risale al 1994. Linux è soprattutto FOSS: free open source software perché si appoggia al contributo di milioni di sviluppatori in tutto il mondo che danno il loro contributo gratuito senza fini di lucro. Linux è easy, piace ed è user friendly, soprattutto nelle sue ultime versioni dove le interfacce grafiche non hanno nulla da invidiare rispetto a auelle dei suoi competitors. Ogni Kerne può avere diverse distribuzioni che hanno un attenzione particolare su focus diversi. Esistono anche delle versioni server e commerciali ma i nomi più altisonanti e gli acronimi più performanti riguardano nomi tipo https://distrowatch.com/ (versioni enterprise per la gestione di dati corposi) , Red Hat, Fedora , Ubuntu, Debian, Sles, Suse e Suse Server insomma di tutto e di più per coprire una vasta scelta di esigenze. A questo punto compreso di un prodotto che assolve a tutta una serie di necessità tra le più varipinte sia che si parli di un moscerino cone entità fiscale sia che si parli di una grande multinazionale dobbiamo porci la prossima domanda: perchè LINUX? Verrebbe da rispondere istintivamente perché ad esempio corre su diverse piattaforme per esempio che non sarebbe eresia. E’ un sistema operativo Scalabile ossia migliorabile in terminid i performances e prestazione, ma anche una entità STABILE e SICURA. Parliamo di IMPATTO RIDOTTO, Small Footprint, quasi la volontà di dare fastidio il meno possibile e chi ha il piacere di avere a che fare con Windows può capirne il senso. Lato Server poi è altamente funzionale, offre infinite risorse. Linux perché parliamo di un ecosistema di applicazioni gratuite e anche perché questa filosofia di fruizione, la gratuità, rappresenta per il consumatore Linux uno stile di vita, dove sono possibili contributi e apporti per far crescere il brand. Nel Sandwich tra applicazioni e hardware LINUX sta nel mezzo, può essere usato come desktop o come server, propone una serie di suite variegate che soddisfano un vasto pubblico, sia che si tratti della piccola azienda, come della grande multinazionale grazie a un vasto numero di implementazioni e distrubuzioni. Come già specificato tra l’hardware e la distribuzione Linux che fornisce come risorse i programmi abbiamo il CORE, il KERNEL. Certamente una delle organizzazione più famose ed efficienti è https://www.redhat.com/it che grazie all’ esperienza condivisa e al contributo delle community, è in grado di fornire ottimi prodotti come Ubuntu. Redhat fornisce i suoi servizi a un numero considerevole di banche, compagnie di comunicazione ed aeree a livello mondiale con i suoi prodotti dedicati alle Grandi Aziende. Un ecosistema basato sul cloud è https://www.centos.org/ , che assorbe una grande quantità di utenze. La maggior parte dei nomi elencati in precedenza non sono adatti come distribuzioni per il business. I concetti di Linux sono universali per cui anche se ci sono minime differenze tra le varie distribuzioni, è veramente difficile commettere una scelta sbagliata, in quanto gli stessi GOAL, sono fattibili e flessibili su varie distribuzioni. Quindi semplificando una distribuzione fornisce sia il kernel che il software alla macchina. Per installare Linux su un sistema Windows si usa https://www.virtualbox.org/ un prodotto Oracle. Attualmente, VirtualBox gira su host Windows, Linux, Macintosh e Solaris e supporta un gran numero di sistemi operativi guest incluso ma non limitato a Windows (NT 4.0, 2000, XP, Server 2003, Vista, Windows 7, Windows 8, Windows 10 ), DOS / Windows 3.x, Linux (2.4, 2.6, 3.xe 4.x), Solaris e OpenSolaris, OS / 2 e OpenBSD. Un altro software utile è il formato per l’estrazione e la gestione di file compressi ma non solo: https://www.7-zip.org/. In questo modo ci siamo attrezzati per coabitare tranquillamente con più sistemi operativi sullo stesso computer senza disinstallare alcunchè. Per installare una versione completamente funzionale rasando via i vecchi SO si procede in questo modo: si va su https://www.ubuntu-it.org/download per scaricare il software open source con il download, poi si va su https://rufus.akeo.ie/ e si scarica il software per gestire l’installazione da chiavetta. Una volta azionato Rufus consente l’immagine iso di Ubuntu e una volta messo il tutto su chiavetta, l’immagine ISO vedere ad esempio https://www.aranzulla.it/creare-immagine-iso-916955.html, puntando a un download presente sulla cartella di scaricamento del PC basterà disabilitare il BIOS per cambiare l’ordine di puntamento dei dispositivi, in modo da far cercare al computer subito il contenuto USB prima che da CD piuttosto che da Hard disk. Fatto questo si segue una procedura che é abbastanza intuitiva e di facile utilizzo. Un interessante tutorial che spiega meglio queste dinamiche di installazione si trova all’ indirizzo https://www.aranzulla.it/come-installare-ubuntu-da-usb-35247.html mentre in rete esistono diverse guide utili come https://wiki.ubuntu-it.org/Documentazione per esempio. Per capirne di più sulla misteriosa espressione GNOME ad esempio recarsi su https://it.wikipedia.org/wiki/Ubuntu_GNOME . E per il problem solving? Quando sei in dubbio non ti rimane che risolvere tutto con un bel REBOOT! Per le grandi aziende di tipo enterprise che necessitano di web server performanti ricordiamo che sono vitali distribuzioni come https://www.centos.org/ che offrono tutta una serie di servizi integrati per risolvere questioni di solidità e sicurezza. Community Enterprise Operating System, abbreviato in CentOS, è una distribuzione Linux rilasciata a marzo 2004. Il progetto open source, sviluppato e supportato da un’enorme community, si basa sui pacchetti sorgente di Red Hat Enterprise Linux (RHEL), cioè una distribuzione commerciale che può essere utilizzata solo in combinazione con contratti di supporto a pagamento, ulteriori info per esempio su https://www.1and1.it/digitalguide/server/know-how/che-cose-centos-versioni-e-requisiti-di-sistema/ mentre se vogliamo approfondire un altra parolaccia misteriosa tipo DEBIA possiamo andare su https://www.1and1.it/digitalguide/server/know-how/debian-il-sistema-operativo-universale/ o https://www.debian.org/index.it.html che porta ad approfondimenti interessanti tipo http://www.gnu.org/ . A questo punto per le problematiche di connessione conviene vitare anche software client che lavorano su protocolli di sicurezza e non come SSH (secure shell), ad esempio https://www.putty.org/ con approfondimento presente all’ indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/PuTTY, trattasi di un emulatore di terminale dove mi collego in remoto presso altra macchina con le command line utility. L’idea di fondo è che posso connettermi anche a una Virtual Machine anche attraverso la rete. A questo punto c’è da fare un salto non da poco nella gerachia delle directory utilizzate da LINUX, ma come abbiamo specificato con il titolo qui lo scacco matto si ottiene contrariamente alle gesta eroiche del famoso barbiere con i suoi 4 tratti , solo in cinque mosse e il tema verrà analizzato in un prossimo articolo.

Se fosse un film sarebbe su Elena dei famosi cicli mitologici greci: i troiani accettano i cavalli lasciati sulla spiaggia dai greci in fuga e portano i gentili doni entro le mura di Troia senza conseguenze: Ulisse e Achille latitanti, partita Ranieri – Faraoni Enrico B32

In questa partita Ranieri(MF) vs Faraoni Enrico(cm) giocata il 2009.10.25, apertura B32, open Alfieri, il nero cerca un approccio troppo creativo basato su piccole concessioni di materiale un pò troppo ottimistiche e generose, con il risultato inevitabile che finito di bruciare tutti i ponti alle spalle il bianco che ha giocato alla Karpov (mangio tutto se non prendo matto poi vedo) é passato alla fine a raccogliere, la partita comunque risulta un ottima rivisitazione sia per studiare un pò di teoria ma anche per rafforzare scientificamente un concetto basato anche su quei famosi finali di alfiere di colore contrario dove spesso si pareggia anche con materiale in meno e cioé che la mossa Alfiere prende c3 produce un grave danno strutturale che porta concreti benefici in finale (fondamentalmente il nero può permettersi di giocare con un pedone in meno per pareggiare in molte linee, a condizione che non prenda lo scacco matto in g7 per esempio, su casa nera).

1. e4 c5 2. Nf3 Nc6 3. d4 cxd4 4. Nxd4 e5 5. Nf3 Nf6 6. Nc3 Bb4! 7. Bc4

(7.Bd3; 7. Bd2)

7… O-O

(7… Nxe4 !?)

8. O-O Bxc3

un grave danno strutturale, il B deve cercare gratificazioni sul medio gioco e sulle case nere

9. bxc3 Qa5

(9… Nxe4 !?)

10. Qd3 d5 ? Una novità teorica difficilmente ripetibile, il nero é in vena di esagerazioni surrealiste

[10… h6 11. a4 Rd8 12. Rd1 d5 13. Bxd5 Bf5 14. Qc4 Nxd5 15. exd5 Be6 16. Bxh6 Rxd5; 10… d6 11. Bg5 (11 Cg5 h6 12 Cf7 é meglio il nero) Ce8 con posizione solida del nero]

11. Bxd5

(11. exd5 e4 12. Qe3 exf3 13. dxc6 fxg2 meglio il nero)

11…Bg4 12. Bg5 Nxd5 13. exd5 Rae8 14. Nd2! e4 15. Qg3 h5 16. Bf4 ?

(16. Qd6! Ne5 17. Nxe4 Bf3 18. Nf6+ gxf6 19. Qxf6 Qb6 20. gxf3 Qxf6 21. Bxf6 Nxf3+ 22. Kg2 Nd2 23. Rfe1)

16… Qxd5

il nero rientra in partita ma alla mossa 18 ci mette del suo per tornare a riperderla ah ah!

17. h3 Bf5 18. Nb3 e3 ?

un tratto decisamente assurdo l’unica giustificazione potrebbe essere l’idea Ac2 che però più tardi NON viene effettuata ! Il nero aveva molte mosse buone ma sbrocca e cerca di complicare di nuovo a tutti i costi senza necessità

(18… Rc8 19. Rfd1 Qc4 20.Nd4 Bg6; 18… f6; 18… Rd8)

19. Bxe3 Re6

(19..Ac2? 20 Ad6 Ce7 é chiaro vantaggio bianco)

20. Rad1 Qc4 21. Qf4 Qxf4 22. Bxf4 g5 ?

(22… Re4 simple chess 23. Be3 Rc4 24. Rd5 g6 25. Na5 Nxa5 26. Rxa5 Rxc3 27. Rxa7 Rxc2 28. Rxb7 Rxa2 patta; 22..Ac2 arisimplechess =)

23. Be3 ?

(23. Bxg5 +-)

23… g4 !?

(23… Bxc2 24. Rd5 f6 25. Nc5 Re7 26. Rd6 Kf7 27. Nxb7 Rxb7 28. Rxc6 Re8 29. Rc5 meglio il bianco ma probabilmente non basta per vincere secondo i motori che danno una valutazione molto prossima allo zero)

24. hxg4 Bxg4 25. Rd5 Rg6 ?

(25… Rd8 26. Rxd8+ Nxd8 27. Bxa7 Ra6 28. Be3 Rxa2 29. Nd4 Bd7 con gioco equilibrato). La partita a questo punto si conclude con un inevitabile massacro che conclude il ciclo creativo troppo generoso del nero

26. f3 Re8 27. Bd4 Bh3 28. Rf2 h4 29. Rh5 Nxd4 30. cxd4 a5 31. Rxh4 Re1+ 32. Kh2 Be6 33. Nxa5 Bxa2 34. Nxb7 Bb1 35. c4 Bd3 36. c5 Rd1 37. Nd6 Ba6 38. Nf5 Re6 39. Ra2 f6 40. c6 Bc8 41. Ra8  1-0

La morale di questa partita potrebbe essere che va bene complicare per creare squilibri e cercare opportunità di vittoria al limite della regolarità ma ogni tanto anche fare mosse normali non guasta (22..Te4 per esempio solo per citarne una) dopo aver creato un pò di kaos tattico. Al bianco per vincere questa partita é bastato accettare i cavalli maestosi lasciati sulla spiaggia dei greci e portarli entro le mura di Troia senza timori perché di Ulisse e del Prode Achille non si sono viste le tracce nemmeno facendo festa fino a notte fonda! Se il nero voleva entrare nella storia della B32 per cercare come Achille l’immortalita con la novità teorica 10..d5? c’è riuscito, anche se la valutazione della posizione basata sul fatto che i pedoni c2 e c3 fanno così pietà che anche a giocare con qualcosina in meno la si fa franca. Poi però ci sono anche le analisi concrete e i dettagli. E lì bisognerà intervenire…prima o poi!

Ma é vero che Karpov tatticamente non era predisposto ah ah? Certo quasi come dire che le stringhe in Python non possono essere manipolate!

Le stringhe in Python rispondono agli stessi requisiti delle stringhe negli altri linguggia di programmazione e sono anche contemplati metodi per prendere i contenuti delle stringhe e copiarli altrove fermo restando che l’unicità delle stringhe rimane invariata. A ben guardare tutta quella questione degli apici e doppi apici come per PHP esistono anche qui. Da sottolineare che il solo / (slesh) rompe la lunghezza della stringa da prompt della shell, mentre esistono anche qui dei backslesh che hanno determinate funzioni come l’andare a campo ad esempio con /n o le tabulazioni con /t o anche rendere visibili gli slesh e le virgolette anticipando come sempre lo slesh/. Ad esempio se volessi mostrare un apice dentro una stringa senza generare un errore posso scrivere /’. Anche qui é valido il pricipio di immutabilità della stringa che é una istanza dell’ oggetto Type = str. Con il formato LITERAL usato da PYthon abbiamo un riconoscimento automatico di quelle che sono le caratteristiche dell’ oggetto, ossia se stiamo parlando di un intero, di una lista (array per gli altri linguaggi) o semplicemente di una stringa. E adesso cerchiamo di districare la matassa su Karpov. Che poi no ce stanno questi luoghi comuni per cui uno pensa ma Karpov era scarso tatticamente ah ah ad esempio prendiamo in esame questa partita: http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1067903 il nero voleva attaccare e ancora voleva attaccare e ancora voleva attaccare e invece il bianco che fa costringe il nero ad attaccarsi al tram con una dominazione che ricorda proprio il Python linguaggio di programmazione che stiamo osservando in questo periodo! Eppure Karpov tatticamente ha sempre creato delle gemme pregiate vedere ad esempio la http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1068016 o ancora http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1068373 e pure la http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1066997. Etichette e luoghi comuni non reggono, Karpov é solo un automatismo che inietta il veleno e aspetta che faccia effetto perché diciamocelo chiaramente anche le compagne che lo hanno affiancato nella sua vita quando lo seguivano nelle competizioni e studiavano il suo volto non riuscivano a scorgere nessunissima emozione tale da indurle da indovinare la mossa che sarebbe comparsa sulla scacchiera. E quindi muovi pennello e spingi pennello, che ci dobbiamo allenare come Karate Kid?! Cioé che dobbiamo metterci davanti allo specchio e svuotarci del sentire empaticamente per essere dei terminator disumanizzati? Che poi dobbiamo andare in palestra e dire al coach di metterci 150 kg per braccio che se ci cade tutto addosso mica ci mettiamo a gridare ma siamo dei veri giocatori da torneo quando rialzandoci dopo che ci hanno tolto i ferri diciamo a tutti non é successo niente, non é successo niente? Con Karpov che tu usi un martello piuttosto che un trapano punta venti mica si mette a differenziare le reazioni quello somatizza tutto senza dire niente ma quando hai finito di manovrare poi tocca a lui muovere! E queste partite lo dimostrano, tutti i suoi avversari lottano, si dibattono, attaccano e riattaccano ma poi alla fine sintetizzando tipo Nori si chiama proprio Francesca questo romanzo nel senso che tutti poi si attaccano al tram! Ma andiamo per gradi, nella partita Anatoly Karpov vs Dragoljub Velimirovic Vidmar Memorial (1975), Portoroz/Ljubljana, rd 10, Jun-14 Sicilian Defense: Dragon Variation. Yugoslav Attack (B78) il bianco attacca a testa bassa come un toro infuriato ma il bianco non si scompone mai di un mm, alla fine del nero dopo la consueta tecnica posizionale pythoniana non rimane niente! La partita Anatoly Karpov vs Angel Martin Gonzalez Las Palmas (1977), Las Palmas ESP, rd 10, Sicilian Defense: Dragon. Classical Variation General (B72) é invece un capolavoro didattico da far vedere a Coverciano perché il bianco prima apparecchia la tavola e poi sfonda con la mossa tattica Alfiere prende f6!! E della mossa 25 nella Anatoly Karpov vs Robert Huebner “Doctored Robert” (game of the day May-13-2017) Interpolis 6th (1982), Tilburg NED, rd 1, Sep-30 Caro-Kann Defense: Classical Variation. Main lines (B19) ne vogliamo parlare? E’ tipico di Karpov non permettere all’ avversario nessuna modalità di gioco attivo. E i processi decisionali nella Anatoly Karpov vs Gyula Sax “Sacs Sacks Sax” (game of the day Feb-19-2010) Linares 4th (1983), Linares ESP, rd 3, Feb-14 Sicilian Defense: Scheveningen Variation. Keres Attack (B81) ovvero come il bianco riesce ad attaccare con incisività grazie a un sacrificio posizionale di qualità finalizzato al controllo delle case chiare? Insomma prima di scrivere che Karpov non era un giocatore completo e che sapeva solo vincere i finali e che non sapeva produrre belle combinazioni e che sapeva solo strangolare e che sapeva solo giocare sulla testa degli avversari etc etc addà passà la nuttata! Le partite di Karpov parlano da sole http://www.chessgames.com/perl/chesscollection?cid=1035030 e vanno studiate e riprodotte sulla scacchiera per imparare tutti i fondamentali della tattica e della strategia!

Quante ne sai di wordpress? E per vincere contro Polugaevsky cosa bisogna fare?

agenzia web marketingIntanto comprati la macchina del tempo, passa in Fiat e chiedi lumi. Poi vai su http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1092096 dove si materializza la game Lev Polugaevsky vs Ljubomir Ljubojevic Linares 5th (1985), Linares ESP, rd 2, Mar-09 Queen’s Indian Defense: Kasparov Variation (E12) vinta alla mossa 42 dal nero. In questa partita il bianco che non ha propriamente l’indole di un terrosita accetta i giochi provocatori di Ljubo che quel giorno aveva voglia di metterla in caciara e di creare risse tattiche. Dopo un mediogioco dove non si capisce nulal la partita sembra confluire in una fase altrettanto complessa caratterizzata da enormi squilibri di materiale da chiarire. Il tutto si chiarisce però alla mossa 42 per un finale drammatico! E ora veniamo a noi caro wordpress, innanzitutto ti devo installare in locale o via FTP (file transfert protocol) da qualche parte? Iniziamo a vedere in locale. Per installare wordpress si va su https://wordpress.org/download/ e si procede allo scarico. Uno dei file critici del pacchetto é il famoso wp-config.php che predispone tutti i parametri per la connessione al database ma anche il settaggio di alcuni parametri tipo il tempo di intervallo di salvataggio da dedicare ai nostri post che agenzia web marketingsi esplica con l’istruzione: define(‘AUTOSAVE_INTERVAL’, ‘300’); in questo modo attivo l’autosalvataggio ogni tot tempo, un’ altra opzione che posso usare é quella della gestione della memoria per cui se imposto a define(‘WP_MEMORY_LIMIT’,’64M’); non dovrei avere problemi. Digitando wp config option troverò in rete nel codex tutti i parametri di configurazione che si possono usare all’ interno del file sensibile wp-config.php indirizzo https://codex.wordpress.org/Editing_wp-config.php. Se siamo in locale avviamo MANP (linux) o XAMPP for windows per aprire sul browser il famoso localhost. Posizionare il sito wordpress dentro a HTDOCS dopo la decompressione. Ora che ci sono i contenuti dobbiamo creare la connessione database. Se sono in locale prima di completare l’autocomposizione iniziale dove vengono richiesti i parametri posso anche creare un database specifico prima con phpadmin. Di solito le impostazioni di default richieste sono quelle canoniche di MAMP o XAMPP cioé localhost come server (HOST), root come user e pwd bianca con il nome del DB come suggerito prima. Nella schermata successiva vengono richiesti un titolo per il nostro blog, il nome utente e una pwd da usare per connettersi al pannello di controllo per gestire il ns blog wordpress. Per la password inserire delle password forti sicure. E approfondire il back-end no? Ma quali sono le configurazioni di default e i contenuti offerti standard dopo l’installazione di wordpress e come posso configurare i servizi minimo vitali? Le risposte non sono dentro di te come dice qualche maestro zen condominiale, ma ti verranno fornite da Umbriaway Consulting!

Se le cose vanno male nel mondo non sai centrare un e le ingiustizie sociali si moltiplicano, la colpa di tutto sai di chi é? Dei CSS!

agenzia web marketingDiciamocelo chiaramente, il mondo a livello globale va avanti ma potrebbe andare meglio, accanto ai lavori canonici tradizionali regolarizzati per le caste che andiamo a categorizzare come salvati per usare una metafora di Levi P abbiamo attività di alienazione fraudolente che sfociano in business pseudo-strani o malavitosi categorizzate nel cassetto sommersi. La gente miagola nel buio. Si é in cirsi di identità, i giovani non avranno mai la pensione e non avranno mai nè famiglia nè figli, perché lo squilibrio regna sovrano e quella bella gente che ha risanato lo stivale negli anni scorsi oggi di fatto si sollazzera con i suoi 5000 euri al mese di pensione o giù di lì grazie a presunti creduloni che sono andati a votarli fiduciosi per dare loro sostegno e rifocillare i loro codici IBAN. Come se non bastasse anche a diventare GM ci va il grano, se non altro per lubrificare qualche mezzo punto di rito con l’agonista più altolocato. E di chi é la colpa di tutto questo modello BCE basato sulla speculazione e sul profitto e sulle ingiustizie sociali finalizzate al portafoglio proprio? Ma non lo sai che oggi prendere un ambulanza da qualche parte in Italia può essere pericoloso se hai qualcuno sopra che ti segue in affari con il becchino locale che ha bisogno di incrementare il fatturato? Chi é il responsabile? Umbriaway Consulting? Agenzia web marketing? Dio? La Juventus? Lapo? Quello che esalta Fonzie come il miglior politico di tutti i tempi? Se la gente da qualche parte nel mondo muore di fame e di freddo chi sene dicono a RM? L’importante é continuare a usare un cibo incontaminato e a non commetere peccato uccidendo vacche (bovine ndr) per avere una bella fiorentina con cipolline aromatizzate allo zenzero sulla propria tavola? Di chi é la colpa di tutto questo eh? Ebbene si, anche se dà fastidio alle coscienze, la colpa di tutto questo caos é proprio dei CSS, che sta per Cascading Style Sheets. Chi sviluppa il web e ha un profilo da web designer sa che bisogna cristonare molto su margini e padding e posizionamenti e su elementi padri e figli per far quadrare i conti con un approccio: qui piloto io! Spesso quello che si vorrebbe fare a livello di modellazione e gestione degli elementi grafici sulla pagina, non avviene per i più misteriosi motivi, forse nella tua vita precedente eri una persona cattiva e ora anche applicare il codice in maniera corretta ti diventa difficile a cusa di un karma nefasto. Ora chi ha un minimo di esperienza sa bene come la famosa mela del famoso fisico Newton che alcune regole varranno smpre in maniera assoluta, del tipo che se applico un colore rosso a una intestazione h1 quel tag dovrà reagire nell’ unico modo possibile pronosticabile che lasciamo immaginare agli affezionati lettori di Umbriaway Consulting. Come ben sappiamo la parte strutturale di una pagina HTML o ossatura é costituita da HTML, ma come ben sappiamo anche gli edifici hanno un contenuto che é protetto da un contenitore costituito da ferro e acciaio e cemento. Se la parte di struttura é gestita dai tag di formattazione HTML la parte di presentazione é gestita dai CSS in modo da separare vestito grafico ed aspetto estetico dalla struttura ossea di chi lo indossa. E la parte logica dei comportamenti interattivi? Quella la lasciamo fare a javascript. Separata la triade architetturale ipotizziamo adesso di avare un problema pratico. Voglio centrare un elemento di una pagina HTML magari al centro di tutto. Come dici? Ti viene da ridere perché puoi usare un tag di tipo CENTER? Ma non parliamo di testo, quello lo sappiamo bene che reagirà nell’ unico modo possibile con quel tag, parliamo magari di un DIV e allora come centrare ad esempio degli elementi CHILD all’ interno di elementi PARENT? Ma quante volte hai combattuto con margin, padding e proprietà come border o posizionamento per vedereun elemento nel punto esatto dove ti saresti aspettto di vederlo senza riuscirci? E lo sai perché? Perché evidentemente non conosci bene le regole CSS, semplice! Esistono tante strade diverse per raggiungere un unci obiettivo. Sappiamo che una regola di stile ha un elemento caratterizzante, ha delle proprietà a corredo ed ha dei VALUE, dei valori che definiscono il tutto. Ci si aspetterebbe che applicando gli stessi parametri in un progetto, si debbano perseguire gli stessi risultati ma a volte questo non accade perché? Perché dobbiamo contestualizzare il tutto e vedere quali sono gli elementi annidati, capire quali gerarchie di fogli stile interagiscono, vedere in una visione più ampia tutte le circostanze del progetto e come viene gestito. I progetti hanno una loro singolarità e i comportmenti possono essere imprevedibili applicando magari gli stessi valori in certi contesti a certe regole. Se con l’avvento di CSS3 alcune problematiche standard legate per l’appunto a margini, padding, bordi e posizionamenti assoluti e relativi sembrano arginati grazie all’ uso di flexbox, di griglie flessibili, di misure relative e di framework responsivi, di fatto alcuni problemi come quello della centratura di un DIV possono apparire insormontabile se non si conoscono le strade che portano a RM. Di fatto questo può essere risolto ad esempio in 4 mosse, per esmepio impostando un margin: 0 auto oppure una semplice istruzione come display: inline-block oppure usando position: absolute seguito dala proprietà left o ancora usando la proprietà TRANSFORM-TRANSLATE, ma l’unico modo per capire come funzionano queste regole é applicarle per vedere l’effetto che hanno, senza sperimentazione pratica la teoria divent fuffa. Ora per comprendere gli aspetti pratici di tutti questi deliri basta visitare l’indirizzo http://www.farwebdesign.com/css/center1.html e http://www.farwebdesign.com/css/center2.html e visualizzare il codice sorgenti delle pagine con tasto destro visualizza codice sorgente. Ma a questo punto il dado é tratto e non ci resta che scavare a fondo sulla natura dei CSS.

– Il collegamento in cascata si riferisce al modo in cui i CSS applicano uno stile su un altro.
– I fogli di stile controllano l’aspetto dei documenti Web.

CSS e HTML funzionano mano nella mano:

– HTML ordina la struttura della pagina.
– Il CSS definisce come vengono visualizzati gli elementi HTML.

Perché usare i CSS? I CSS ti consentono di applicare stili specifici a specifici elementi HTML. Il vantaggio principale del CSS è che ti consente di separare lo stile dal contenuto. Usando solo HTML, tutti gli stili e la formattazione sono nella stessa posizione, che diventa piuttosto difficile da mantenere man mano che la pagina cresce. Tutta la formattazione può (e dovrebbe) essere rimossa dal documento HTML e archiviata in un file CSS separato. L’utilizzo di uno stile in linea è uno dei modi per inserire un foglio di stile. Con uno stile in linea, uno stile unico viene applicato a un singolo elemento.

Per utilizzare uno stile in linea, aggiungi l’attributo style al tag pertinente.

L’esempio seguente mostra come creare un paragrafo con sfondo grigio e testo bianco:

CSS incorporato / interno

Gli stili interni sono definiti all’interno dell’elemento <style>, all’interno della sezione head di una pagina HTML.

Ad esempio, il codice seguente definisce tutti i paragrafi:

<pre>
<html>
<head>
<style>
p {
color:white;
background-color:gray;
}
</style>
</head>
<body>
<p>This is my first paragraph. </p>
<p>This is my second paragraph. </p>
</body>
</html>

Tutti i paragrafi hanno un carattere bianco e uno sfondo grigio:
</pre>

CSS esterno

Con questo metodo, tutte le regole di stile sono contenute in un singolo file di testo, che viene salvato con l’estensione .css. Questo file CSS viene quindi referenziato nell’HTML usando il tag <link>. L’elemento <link> entra nella sezione head. Ecco un esempio:

L’HTML:
<pre>
<head>
<link rel=”stylesheet” href=”example.css”>
</head>
<body>
<p>This is my first paragraph.</p>
<p>This is my second paragraph. </p>
<p>This is my third paragraph. </p>
</body>
</pre>

The CSS:
p {
color:white;
background-color:gray;
}

Entrambi i percorsi relativi e assoluti possono essere utilizzati per definire l’href per il file CSS. Nel nostro esempio, il percorso è relativo, poiché il file CSS si trova nella stessa directory del file HTML. Il CSS è composto da regole di stile che il browser interpreta e quindi si applica agli elementi corrispondenti nel documento. Una regola di stile ha tre parti: selettore, proprietà e valore. Ad esempio, il colore del titolo può essere definito come nella figura inserita. Il selettore punta all’elemento HTML che desideri applicare allo stile. Il blocco di dichiarazione contiene una o più dichiarazioni, separate da punti e virgola. Ogni dichiarazione include un nome di proprietà e un valore, separati da due punti. I selettori più comuni e facili da capire sono i selettori di tipo. Questo selettore seleziona i tipi di elementi nella pagina. Ad esempio, per indirizzare tutti i commenti sulla pagina:

p {
color: red;
font-size:130%;
}

Una dichiarazione CSS termina sempre con un punto e virgola ei gruppi di dichiarazione sono circondati da parentesi graffe. I selettori di id consentono di applicare uno stile a un elemento HTML con attributo id, indipendentemente dalla loro posizione nell’albero del documento. Ecco un esempio di un selettore di ID:

The HTML:


This paragraph is in the intro section.



<p> This paragraph is not in the intro section.</p>

The CSS:
#intro {
color: white;
background-color: gray;
}

Per selezionare un elemento con un ID specifico, utilizzare un carattere hash e quindi seguirlo con l’id dell’elemento. I selettori di classe funzionano in modo simile. La principale differenza è che gli ID possono essere applicati solo una volta per pagina, mentre le classi possono essere utilizzate tutte le volte in una pagina secondo necessità. Nell’esempio seguente, entrambi i paragrafi con la “prima” classe saranno interessati dal CSS:

The HTML:
<pre>


This is a paragraph


This is the second paragraph.



<p class=”first”> This is not in the intro section</p>
<p> The second paragraph is not in the intro section. </p>
</pre>

The CSS:
.first {font-size: 200%;}

Per selezionare elementi con una classe specifica, usa un carattere punto, seguito dal nome della classe. NON avviare un nome di classe o ID con un numero! Questi selettori vengono utilizzati per selezionare elementi che sono discendenti di un altro elemento. Quando si selezionano i livelli, è possibile selezionare tutti i livelli in profondità necessari. Ad esempio, per indirizzare solo gli elementi <em> nel primo paragrafo della sezione “intro”:

The HTML:
<pre>


This is a paragraph.


This is the second paragraph.



<p class=”first”> This is not in the intro section.</p>
<p> The second paragraph is not in the intro section. </p>
</pre>

The CSS:
#intro .first em {
color: pink;
background-color:gray;
}

Di conseguenza, saranno interessati solo gli elementi selezionati. I commenti sono usati per spiegare il tuo codice e possono aiutarti quando modifichi il codice sorgente in seguito. I commenti sono ignorati dai browser. Un commento CSS assomiglia a questo:

/* Comment goes here */

Example:
p {
color: green;
/* This is a comment */
font-size: 150%;
}

Il commento non appare nel browser. L’aspetto finale di una pagina Web è il risultato di diverse regole di stile. Le tre principali fonti di informazioni di stile che formano una cascata sono:

– Il foglio di stile creato dall’autore della pagina
– Gli stili di default del browser
– Stili specificati dall’utente

L’ereditarietà si riferisce al modo in cui le proprietà fluiscono attraverso la pagina. Un elemento figlio di solito assume le caratteristiche dell’elemento genitore se non diversamente definito. Per esempio:
<pre>
<html>
<head>
<style>
body {
color: green;
font-family: Arial;
}
</style>
</head>
<body>
<p>
This is a text inside the paragraph.
</p>
</body>
</html>
</pre>

Poiché il tag di paragrafo (elemento figlio) si trova all’interno del tag body (elemento padre), assume qualsiasi stile assegnato al tag body.

Agenzia web marketing e le fondamenta di JQuery

Un giocatore posizionale può sviluppare grandi complicazioni tattiche? Analizziamo per esempio la partita Anatoly Karpov vs Murray Chandler Phillips & Drew GLC Kings (1984), London ENG, rd 2, Apr-27 Tarrasch Defense: Classical Variation (D34) finita 1-0. Apertura del nero molto rischiosa usata ai tempi occasionalmente anche da Kasparov in cui il pedone isolato in d5 si rende spesso artefice di sviluppi di gioco estremamente dinamici. Indirizzo internet: http://wagenzia web marketingww.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1068407. Spesso le funzioni neorologiche del cervello finiscono per assegnare con dei luoghi comuni dei contenitori logici per cui un giocatore posizionale dioventa seppure eccelso nel suo settore fatto di lunghe manovre un brozzo pazzesco tatticamente parlando. Non é così perché dopo 20 Tc6 il cervello deve analizzare con cura e molta attenzione un ginepraio di varianti complesso. Liquidata questa parte in cui da spettatori non possiamo fare altro che ammirare la maestria dell’ ex campione del mondo e da appassionati sostenitori di agenzia web marketing estrapolarla per farne tesoro, ci accingiamo a rivedere i fondamenti di JQuery. jQuery è una libreria JavaScript veloce, piccola e ricca di funzionalità. Rende molto più semplici le cose come il traversamento e la manipolazione dei documenti HTML, la gestione degli eventi e l’animazione. Tutta la potenza di jQuery è accessibile tramite JavaScript, quindi avere una forte conoscenza di JavaScript è essenziale per comprendere, strutturare e eseguire il debug del codice. Innanzitutto, diamo un’occhiata a un esempio di manipolazione HTML con JavaScript. Per ottenere l’elemento con id = “start” e cambiare il suo html in “Go”, dovremo fare quanto segue:

var el = document.getElementById(“start”);
el.innerHTML = “Go”;

Per fare la stessa manipolazione con jQuery, abbiamo bisogno solo di una singola riga di codice:

$(“#start”).html(“Go”);

Come puoi vedere, il codice è molto più breve e più facile da capire. Un altro grande vantaggio di jQuery è che non devi preoccuparti del supporto del browser, il tuo codice funzionerà esattamente nello stesso modo in tutti i principali browser, incluso Internet Explorer 6!

Puoi scaricare una copia della libreria jQuery da http://www.jquery.com oppure, in alternativa, puoi includerla da una rete di distribuzione di contenuti (CDN), come Google o Microsoft.
Useremo il CDN dal sito web ufficiale di jQuery. Per iniziare a usare jQuery, dobbiamo prima aggiungerlo alla testa del nostro documento HTML usando il tag script:

<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title>Page Title</title>
https://code.jquery.com/jquery-3.1.1.js
</head>
<body>
</body>
</html>

jQuery è una libreria JavaScript, quindi ha l’estensione del file .js. È una buona pratica aspettare che il documento HTML sia completamente caricato e pronto prima di utilizzarlo. Per questo usiamo l’evento ready dell’oggetto documento:

$(document).ready(function() {
// jQuery code goes here
});

$ È usato per accedere a jQuery. Da qui, il codice accede all’oggetto del documento e definisce una funzione da chiamare quando viene attivato l’evento pronto del documento. Ciò impedisce l’esecuzione di qualsiasi codice jQuery prima del caricamento del documento. Dato che il codice sopra è usato in quasi tutti i casi quando si usa jQuery, c’è una comoda scorciatoia per scriverlo:

$(function() {
// jQuery code goes here
});

Ora, avendo la libreria jQuery nella nostra sezione principale e avendo definito l’evento pronto per il documento, possiamo iniziare la nostra prima manipolazione di jQuery! Cambiamo il contenuto dell’elemento div.

<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title>Page Title</title>
https://code.jquery.com/jquery-3.1.1.js
</head>
<body>

Start


</body>
</html>

il file JS:

$(function() {
$(“#start”).html(“Go!”);
});

Questo cambia l’HTML dell’elemento con id = “start” su “Go!”.

jQuery è usato per selezionare (interrogare) elementi HTML ed eseguire “azioni” su di essi. La sintassi di base è: $ (“selettore”). Action ()

– $ accesses jQuery.
– Il (selettore) trova elementi HTML.
– L’azione () viene quindi eseguita sugli elementi.

Per esempio:

$(“p”).hide() // hides all <p> elements
$(“.demo”).hide() // hides all elements with class=”demo”
$(“#demo”).hide() // hides the element with id=”demo”

Riguardiamo il codice di un esempio precedente:

$(“#start”).html(“Go!”);

Questo seleziona l’elemento con id = “start” e chiama il metodo html () per esso. Il metodo html () viene utilizzato per modificare il contenuto HTML di un elemento. Se hai già usato CSS in precedenza, noterai che jQuery usa la sintassi CSS per selezionare gli elementi. Diamo un’occhiata a tutti i selettori jQuery che iniziano con il simbolo del dollaro e le parentesi: $ (). Il selettore di base è il selettore di elementi, che seleziona tutti gli elementi in base al nome dell’elemento.

$(“div”) // selects all <div> elements

Poi ci sono i selettori id e class, che selezionano gli elementi in base al loro id e nome della classe:

$(“#test”) // select the element with the id=”test”
$(“.menu”) //selects all elements with class=”menu”

È inoltre possibile utilizzare la seguente sintassi per i selettori:

$(“div.menu”) // all <div> elements with class=”menu”

$(“p:first”) // the first <p> element

$(“h1, p”) // all <h1> and all <p> elements

$(“div p”) // all <p> elements that are descendants of a <div> element

$(“*”) // all elements of the DOM

I selettori rendono l’accesso agli elementi HTML DOM facili rispetto al puro JavaScript. In una delle prossime sessioni di allenamento con agenzia web marketing torneremo ad affondare il bisturi dulle potenzialità di JQuery e sulle mirabolanti funzioni semplificate di cui dispone come figlio agile e snello di Javascript.