Android Studio, Java e Stanley Kubrick: trova le differenze

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All indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick facciamo conoscenza più da vicino con Stanley Kubrick, non è un caso che sia stato integrato come modello conoscitivo per spiegare chi è Android Studio e cosa fa. Sappiamo che oltre ad essere uno dei registi al top nella storia del cinema, Kubrick ha anche fatto numerosi mestieri, come lo scenografo, lo sceneggiatore, il montatore video etc etc, tutte attività che ruotano intorno al mondo del cinema. L’analogia é chiara: la IDE di Android studio fa tutti questi mestieri per costruire un App nativa con java o kotlin, ossia impacchettata e organizzata così bene il codice sotto ogni punto di vista che gli manca solo la funzionalità di raccogliere ordini vocali per far risparmiare la fatica all’ umano programmatore. La verità è che comunque iniziare a programmare per fare APP NATIVE con JAVA non é facile e conoscere la forma mentis di Android Studio richiede tempo, senza contare i problemi di hardware, vedere per esempio articolo https://umbriawayvendita.wordpress.com/2020/06/03/la-donna-che-programmo-due-volte-prima-in-java-e-poi-in-kotlin-perche-android-studio-e-piu-facile-da-inquadrare-di-un-film-di-hitchcock/ dove si chiarisce che per gestire tutto fluidamente servono almeno 16 di RAM, per esempio. La prima parte di configurazione dell’ ambiente è stata risolta con l’articolo citato da web design umbria (ad esempio i processori AMD inibiscono la funzionalità di studio android di poter disporre di un device virtuale), adesso bisogna sporcarsi le mani e costruire una APP concretamente per vedere che tipo di disagio si richiede al neofita che inizia a familiarizzare con l’ambiente. La prima difficoltà è palese: java che è che si è meritato il primo posto della lista come linguaggio di programmazione, perché sicuro e adatto al modello enterprise aziendale, ha una curva di apprendimento dispendiosa e non é certo javascript come approccio, accomodarsi alle sue grazie non si ottiene con uno schiocco di dita anche perchè è il RE del paradigma OOP. Imparare Java è la prima difficoltà da superare e non è semplicissimo, analizziamo il seguente codice:

package eu.umbriaway.greatkubrick;

import androidx.appcompat.app.AppCompatActivity;

import android.os.Bundle;
import android.view.View;
import android.widget.EditText;
import android.widget.Toast;

public class MainActivity extends AppCompatActivity {

@Override
protected void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
super.onCreate(savedInstanceState);
setContentView(R.layout.activity_main);
}

public void esaltami (View v)
{
EditText et= (EditText) findViewById(R.id.kubrick);
Toast.makeText (this, “Great cult movie ” +et.getText().toString(),Toast.LENGTH_LONG).show();
}
}

web design umbriaA un primo impatto è come per Champollion decodificare i geroglifici, si vedono delle cose già abbastanza complicate come un ogetto che viene esteso con una classe su un figlio (AppCompatActivity) che eredità tutti i metodi principali e che ha potere di sovrascriverli con un @ovverride; ci vorrebbe una stele che semplifica il lavoro di criptazione! Forse l’unica cosa che si capisce è che chi ha fatto questa prima applicazione mobile sta lavorando su Kubrick per esaltarne il suo genio creativo con un activity che prende in ingresso una informazione immessa dall’ utente per restituirla tale e quale con qualche modifica in mezzo a un componente TOAST che nel mondo android è un metodo che spedisce a video un messaggio istantaneo. In sostanza il lavoro per mettere in piedi una APP primordiale è la prima volta duplice e ricorda un atleta che fa sollevamento pesi e che carica il suo fardello in due fasi distinte: da un lato cerca di sollevare il tutto da terra prima dell’ ultimo sforzo, poi raccoglie le energie e sincronizza il respiro per sollevarsi in posizione eretta e portare il peso in verticale sopra la testa. web design umbriaAnche noi dobbiamo procedere con questa logica: prima installare quello che serve, poi configurare l’ambiente con SDK e ADV in modo da avere anche un telefonino grafico per vedere come reagisce il nostro codice scritto e infine aprire un progetto, aprire la prima interfaccia grafica che vedrà l’utente appunto inserendo una nuova activity empty, poi collegare anche a questa activity la parte di codice java, il tutto senza dimenticare alcune sfumature: ad esempio quando si crea l’activity bisogna ricordarsi di fleggare in MainActivity presente nel file AndroidManifest.xml che è responsabile dell’ inclusione dei layout poi in fase di visualizzazione. Alla fine la nostra applicazione che cosa deve fare di fatto: saluta all’ inizio e dice qualcosa, poi propone al regista di segnalare il suo film migliore dopodichè la sua risposta sarà catturata in un contenitore variabile e riutilizzata come valore per estrapolare una frase simbolica tramite un COMPONENTE TOAST che ha la particolarità di lanciare un messaggio a video TEMPORANEO che può essere breve o lungo (qui abbiamo utilizzato la seconda cioé il metodo Toast.LENGTH_LONG ), solo per vedere se questa prima finalizzazione andrà in porto l’onere di costruire la prima APP come fa l’atleta con i pesi arrivando sul podio. Quindi quali elementi abbiamo bisogno di materializzare come prima APP? Lasciamo parlare direttamente l’activity_main presente nelle risorse alla voce layout:

<?xml version=”1.0″ encoding=”utf-8″?>

<LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android.com/apk/res/android&#8221;
android:layout_width=”match_parent”
android:layout_height=”match_parent”
android:orientation=”vertical”
android:padding=”20dp”>

<TextView android:layout_width=”wrap_content”
android:layout_height=”wrap_content”
android:textSize=”20sp”
android:text=”@string/text”
android:layout_gravity=”center_horizontal” />

<EditText android:layout_width=”150dp”
android:layout_height=”wrap_content”
android:textSize=”20sp”
android:id=”@+id/kubrick”
android:layout_gravity=”center_horizontal” />

<Button
android:layout_width=”wrap_content”
android:layout_height=”wrap_content”
android:layout_gravity=”center_horizontal”
android:onClick=”esaltami”
android:text=”Frasi Mitiche!” />

</LinearLayout>

Abbiamo quindi un LinearLayout, un componente TextView, un altro che riceverà i dati da memorizzare che si chiama EditText e servirà anche un pulsante BUTTON che farà il lavoro sporco utilizzando un evento da intercettare con il metodo onClick che metterà in moto una funzione che si chiama “esaltami” che vista in dettaglio suona come vista prima così:

public void esaltami (View v)
{
EditText et= (EditText) findViewById(R.id.kubrick);
Toast.makeText (this, “Great cult movie ” +et.getText().toString(),Toast.LENGTH_LONG).show();
}

ossia c’è una funzione pubblica che con il metodo VOID che richiama la superclasse View come argomento e che ritorna un valore di ritorno che è composto dalla invocazione della casella di testo et, variabile presente nell’ activity agganciata tramite un ID che va a pescare nella classe R identificativo id la risorsa di nome kubrik che dall’ altra parte , sull’ interfaccia grafica è dichiarata come android:id=”@+id/kubrick”. Ok respira , respira pensò l’atletà! Dopodiché l’istruzione seguente non fa altro che utilizzare il valore memorizzato per formare una stinga composita che viene materializzata in un FUGACE post. Quindi in realtà la difficoltà di tutta questa APP a livello di interazione dinamica sta tutta qua, anche se non è facile districarsi sulla parte di codice presente sul componente LinearLayout che ha come caratteristica quella di disporre gli elementi in orizzontale e in verticale. Per esempio queste due istruzioni iniziali sono molto importanti oltre che indispensabili dove match_parent sta a significare attaccati al parente genitore, ossia adatta la cornice al parent:

android:layout_width=”match_parent”
android:layout_height=”match_parent”

dopodichè possiamo anche dare un orientamento alla nostra cornice esterna con:

android:orientation=”vertical”

e posso anche impostare dei padding per esempio in dp che si usa per i layout

android:padding=”20dp”

mentre per la grandezza del font come testo si usa prevalentemente come unità di misura più performante sp, per esempio nel nostro EditText si legge:

android:textSize=”20sp”

si noti poi la differenza tra le seguenti due espressioni:

android:text=”Frasi Mitiche!” /> e
<string name=”text”>il tuo film migliore?</string>

web design umbriala seconda espressione attinge all’ armadio risorse, in un cassetto chiamato stringhe con un valore identificato come name=”text” mentre la prima crea al volo un testo senza estrapolare nulla da nessuna parte. Inutile dire che a livello di organizzazione di codice bisogna sfruttare la seconda soluzione. Del resto Android Studio dal punto di vista della compattazione del codice è impeccabile, tutto il contenuto di APP ha le sue sezioni specifiche cok repository e bisogna sare che espressioni del tipo setContentView(R.layout.activity_main); di fatto non fanno altro che estrapolare dalla cartella res, identificata tramite la casse R nella sezione layout l’activity che prende il nome di activity_main. Questo perchè abbiamo un luogo dove poter prendere elementi grafici, altri per settare i vestiti con i css, altri per inserire valori stringa e cassetti che si occupano di gestire i layout, insomma un universo complesso che all’ inizio crea molti dubbi del tipo: ma non ho modo più facile per creare APP? In questo ambiente mi sembra di avere a che fare non con una trama di un film di Kubrick ma con tutta la sua produzione contemporaneamente! Senza contare che l’interfaccia grafica di suo è molto complessa e che cliccando inavvertitamente nel posto sbagliato si finirebbe per modificare la stessa IDE con disorientamenti acuti a corredo e perplessità non facilmente risanabili. Android Studio è un pachiderma ma ha il vantaggio di essere molto sicuro e affidabile soprattutto se supportato dalla RAM! Qui di seguito segue la gallery che testimonia gli sforzi progettuali del neofita di fronte la sua iniziazione e il prodotto finale (alla fine è il risultato che conta) dove la centralità dell’ opera di Kubrick non può essere messa in discussione. Naturalemente siamo di fronte a un punto di partenza, qui è stato agganciato un solo evento senza traumi. Ma che succederà quando le complicazioni nel codice aumenteranno di intensità? Non resta che scoprirlo, cimentandosi alla conquista di pesi maggiori da valorizzare!

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