Perché conoscere i classici? Quale tema tattico da ricordare dietro a un modello letterario? Salinger risolve!

umbrianoirMa diciamolo che scrittore sei se non ostenti nella tua prosa quella presenza onnipresente e invisibile e pure onnipotente? E vabbè che devo fa il dio di Flaubert, creatore e proprietario di tutto l’universo? Il fatto è che chi scrive può essere l’autore, ma anche il narratore. Come un buon commerciale che deve mostrare congruenza tra quello che vende e la sua fede (se non ci crede lui primo nel suo potere di persuasione, grandi risultati non arriveranno) così prima l’autore e dopo il narratore devono fondersi in una presenza invisibile poco intrusiva che trasmette all’ ascoltatore lettore quella invisibilità in cui i protagonisti veri di quell’ opera diventeranno i personaggi. Questo miracolo avviene in un classico come Mark Twain per esempio con il suo H Finn nell’ ottocento e la moltiplicazione dei pani e dei pesci riavviene con Salinger dopo la seconda guerra mondiale con il giovane Holden che originariamente era presente con il titolo che the catcher in the rye (riferito alla segale, ma anche al baseball, sostanzialmente intraducibumbrianoirile per diversi significati, il senso che l’autore voleva dare era, salvare le persone più deboli dalle ingiustizie). Siamo di fronte a dei classici la cui potenza narrativa si trasmette grazie alla prima persona, una scelta di voce che ben si presta al genere autobiografico-avventuriero. Per scrivere bisogna conoscere i classici che sono modelli di stile a cui ispirarsi. Jerome David Salinger mette in gioco la figura archetipo universale del giovane ribelle in anticipo sui tempi, quella di Caulfield Holden che si esprime con un gergo adolescenziale inimitabile. La sua non è una contestazione politica, ma piuttosto rivolta alle convenzioni sociali che lo obbligano in maniera coercitiva a fare quello che non vorrebbe fare. Così quando è costretto ad allontanarsi da scuola per un brutto voto, decide anzichè tornare a casa a beccarsi la romanzina di girovagare come avventuriero per conoscere il mondo, incappando in una serie di piccole sciagure del quotidiano, cercate, volute, agognate. Il mondo schifo di Holden lo porterà alla fine all’ esaurimento, ma la potenza della sua voce narrante non può essere dimenticata con il suo tipico slang studentesco che sgretola la falsità del mondo degli adulti. Perché dovremmo definirlo un classico questo unico romanzo di Salinger noto come uno dei più grandi scrittori del novecento (ma come, se non ha mai scritto altro)? Perché l’autore scrivendolo dopo il suo ritorno dalla seconda guerra mondiale non ha fatto altro per mantenersi, per tutto il resto della vita, vissuta da eremita imprendibile, tranne che scrivere una decina di racconti secondari che nessuno ricorda. Il linguaggio usato quando uscì l’opera prima degli anni sessanta destò profonda ironia per l’audit di allora stravolto dall’ originalità delle imprecazioni forgiate dal giovane protagonista durante le sue imprevedibili scorribande.