BOOTSTRAP Framework: come risolvere il problema della visualizzazione delle immagini sul mondo mobile

Hai fatto una bellissima applicazione che nelle risoluzioni del mondo desktop vedi alla grande ma che una volta acceso il cellulare sul browser ti fanno cadere le braccia e ti DEQUALIFICANO? Niente paura il framework BOOTSTRAP interviene per ridarti PROFESSIONALITA’. Prendiamo un esempio pratico tratta dalla mia nuova WEB APP in gestazione all’ indirizzo http://umbriawayformazione.altervista.org/ci_project_chess/index.php/chess/bg7. Come fare per ridimensionare l’immagine anche sul mobile e strappare un contratto alla NASA come esperto del mondo ICT a 360 gradi? Premesso che la pagina deve avere tutti i doverosi collegamenti al framework la SOLUZIONE 1 proposta é: intervenire all’ interno del TAG IMG attributo SRC:

<img  src="<?php echo base_url();?>directory/img/<?php echo $res->miaimg ?>" alt="fwd">

inserendo la classe specifica:

class="img-responsive" 

Succede per esempio che il problema continua ad insistere allora la SOLUZIONE 2 proposta é: intervieni sul contenitore che ha al suo interno l’immagine ospitata e trasforma un

<div class="container">

in

<div class="container-fluid">

in questo modo tutto ciò che si trova dentro si adatta. Vedi che anche questa non funziona? Ripristina a contenitore normale come classe e giocatela sulla logica delle dimensioni con la SOLUZIONE 3, applica uno stile interno per dire all’ immagine che deve stare al cento per cento delle dimensioni solo all’ interno del contesto in cui la ospita con:

style="width:100%"

vedi che questa volta dopo un batti e ribatti serrato il tutto ha funzionato? Benissimo! Non è stato necessario nemmeno inserire l’altezza in percentuale perché l’immagine si é adattata in proporzione!

L’apertura del secondo fronte come strategia a supporto del web developer, quando la trascendenza non arriva e i problemi di sviluppo continuano a rimanere in sospeso: conquistare la vetta per riorganizzare l’attacco, analisi di un search engine in PHP procedurale!

Negli scacchi la strategia di aprire un secondo fronte nelle operazioni di attacco, quando abbiamo un vantaggio acquisito magari su lato opposto ma non basta per vincere la partita, è una soluzione spesso ok per portare a casa il punto. Quando si inizia con CI Framework non si hanno tutte le risposte e quindi l’unica filosofia che si può perseguire è quella di scomporre i problemi in problemi più piccoli e anche di studiare gli esempi perché far funzionare tutto e subito non è alla portata del NEWBIE!


Quando un problema come nel mio caso attende una risposta trascendente sull’operatore LIKE in MVC che al momento non arriva, tutto quello che si può fare é non perdere l’allenamento con CI e cimentarsi comunque a percorsi indiretti CHE APPARENTEMENTE PORTANO LONTANO DA UNA SOLUZIONE. Ad esempio vediamo come realizzare nel procedurale una soluzione come un search engine che al momento traslato su CI non mi funziona. Un motore di ricerca interno per il mio western Movie è indispensabile ma al momento deve mancarmi qualche info tecnica su come mettere in moto la dinamica di funzionamento. Almeno avere le idee chiare nel prcedurale! Immaginiamo quindi di volere tirare su un search engine che cerca solo info legate alle birre, come fare? Abbiamo la nostra pagina statica come index o piattaforma di lancio o di ricerca dopodiché nel body inseriamo:

<form action="result.php" method="get"> 
<img src="images/logo.png" />
<input type="text" name="user_query" size="80" placeholder="write something to search beer"/> 
<input type="submit" name="search" value="Search Beer Now">
</form>

analizziamo bene i punti critici che sono dopo l’apertura e la conseguente chiusura del tag FORM: action=”result.php” e method=”get” presenti nel form che si preoccupano rispettivamente di inviare i dati compilati dall’ utente a una pagina che farà il lavoro sporco e la specificazione del metodo GET preferito per comodità ma non per specifiche di sicurezza a POST. Il nome del campo testo è molto importante: name=”user_query” così come é molto importante il pulsante identificato come search . Questo FORM spediscei dati alla pagina di elaborazione result.php che recupererà i dati in transito sulla URL con il metodo GET per inserirli in una Query che filtrerà i dati nel database grazie alla clausola WHERE e all’operatore LIKE che fa uso dei caratteri Jolly (%) per supportare alcuni criteri di ricerca. Vediamo quindi come si recuperano intanto i dati:

if(isset($_GET['search'])){
$get_value = $_GET['user_query'];
if($get_value==''){
echo "<center><b>Please go back, and write something in the search box!</b></center>";
exit();
}

Alla riga uno si chiede se l’utente ha spedito qualcosa come dati, se il pacchetto dati ‘search’ è pieno (ISSET) allora setta una variabile di nome get_value che ha come valore la cattura del dato del campo testo! Dopodiché ci sarà una condizione IF – ELSE che dice: se il valore di get_value é vuoto avvisa che devi cercare qualcosa di diverso in wikibeer (nella stringa campo testo) altrimenti procedi con una situazione di TRUE e il codice si sviluppa in questo modo:

$result_query = "select * from tuonometabella where keywords like '%$get_value%'";
$run_result = mysqli_query($conn, $result_query);
if(mysqli_num_rows($run_result)<1){
echo "<center><b>Oops! sorry, nothing was found in the database!</b></center>";
exit();
}

Qui l’interpretazione della stele di Roseta dice che: seleziona tutti i record presenti nella tabella con il nome da te scelto dove il campo keywords ha come valore (grazie all’ operatore LIKE) la stringa digitata dall’ utente, dopodichè questa query in relazione ai parametri di connessione avrà una situazione di tabella vuota e di tabella piena, quindi devo gestire i messaggi all’ utente con un IF-ELSE dove sopra si evince solo la prima istruzione condizionale del FALSE che riporta un messaggio di database VUOTO all’ utente, che continua sotto con la condizione TRUE caratterizzata dal ciclo WHILE che fa tutto il lavoro di scorrimento dei dati:

while($row_result=mysqli_fetch_array($run_result)){
$title=$row_result['title'];
$link=$row_result['link'];
$link1=$row_result['link1'];
$tipo=$row_result['tipo'];
$alcol=$row_result['alcol'];
$desc=$row_result['desc'];
$history=$row_result['history'];
$image=$row_result['image'];
	
echo "<div class='results'>
	
<h2>$site_title</h2>
<img src='images/$image' width='88' height='100' style='float:left;padding-right:4px;margin-right:4px;'/>
<a href='$link' target='_blank'>$link</a>&nbsp;&nbsp;<a href='$link1' target='_blank'>$link1</a>
<p align='justify'>$tipo - $alcol - $desc</p> 
<p align='justify'>$history</p> 
</div>";

}
}

Quindi con due sole pagine, una di spedizione di dati e l’altra di ricezione abbiamo una INTERA APPLICAZIONE FUNZIONANTE! Certo a livello grafico il tutto lascia molto a desiderare, per cui stiamo seriamente pensando a fini didattici di migliorare il restyling della nostra applicazione, soprattutto in termini responsivi, che sarà oggetto del nostro prossimo articolo!

Android Studio, Java e Stanley Kubrick: trova le differenze

web design umbria

All indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick facciamo conoscenza più da vicino con Stanley Kubrick, non è un caso che sia stato integrato come modello conoscitivo per spiegare chi è Android Studio e cosa fa. Sappiamo che oltre ad essere uno dei registi al top nella storia del cinema, Kubrick ha anche fatto numerosi mestieri, come lo scenografo, lo sceneggiatore, il montatore video etc etc, tutte attività che ruotano intorno al mondo del cinema. L’analogia é chiara: la IDE di Android studio fa tutti questi mestieri per costruire un App nativa con java o kotlin, ossia impacchettata e organizzata così bene il codice sotto ogni punto di vista che gli manca solo la funzionalità di raccogliere ordini vocali per far risparmiare la fatica all’ umano programmatore. La verità è che comunque iniziare a programmare per fare APP NATIVE con JAVA non é facile e conoscere la forma mentis di Android Studio richiede tempo, senza contare i problemi di hardware, vedere per esempio articolo https://umbriawayvendita.wordpress.com/2020/06/03/la-donna-che-programmo-due-volte-prima-in-java-e-poi-in-kotlin-perche-android-studio-e-piu-facile-da-inquadrare-di-un-film-di-hitchcock/ dove si chiarisce che per gestire tutto fluidamente servono almeno 16 di RAM, per esempio. La prima parte di configurazione dell’ ambiente è stata risolta con l’articolo citato da web design umbria (ad esempio i processori AMD inibiscono la funzionalità di studio android di poter disporre di un device virtuale), adesso bisogna sporcarsi le mani e costruire una APP concretamente per vedere che tipo di disagio si richiede al neofita che inizia a familiarizzare con l’ambiente. La prima difficoltà è palese: java che è che si è meritato il primo posto della lista come linguaggio di programmazione, perché sicuro e adatto al modello enterprise aziendale, ha una curva di apprendimento dispendiosa e non é certo javascript come approccio, accomodarsi alle sue grazie non si ottiene con uno schiocco di dita anche perchè è il RE del paradigma OOP. Imparare Java è la prima difficoltà da superare e non è semplicissimo, analizziamo il seguente codice:

package eu.umbriaway.greatkubrick;

import androidx.appcompat.app.AppCompatActivity;

import android.os.Bundle;
import android.view.View;
import android.widget.EditText;
import android.widget.Toast;

public class MainActivity extends AppCompatActivity {

@Override
protected void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
super.onCreate(savedInstanceState);
setContentView(R.layout.activity_main);
}

public void esaltami (View v)
{
EditText et= (EditText) findViewById(R.id.kubrick);
Toast.makeText (this, “Great cult movie ” +et.getText().toString(),Toast.LENGTH_LONG).show();
}
}

web design umbriaA un primo impatto è come per Champollion decodificare i geroglifici, si vedono delle cose già abbastanza complicate come un ogetto che viene esteso con una classe su un figlio (AppCompatActivity) che eredità tutti i metodi principali e che ha potere di sovrascriverli con un @ovverride; ci vorrebbe una stele che semplifica il lavoro di criptazione! Forse l’unica cosa che si capisce è che chi ha fatto questa prima applicazione mobile sta lavorando su Kubrick per esaltarne il suo genio creativo con un activity che prende in ingresso una informazione immessa dall’ utente per restituirla tale e quale con qualche modifica in mezzo a un componente TOAST che nel mondo android è un metodo che spedisce a video un messaggio istantaneo. In sostanza il lavoro per mettere in piedi una APP primordiale è la prima volta duplice e ricorda un atleta che fa sollevamento pesi e che carica il suo fardello in due fasi distinte: da un lato cerca di sollevare il tutto da terra prima dell’ ultimo sforzo, poi raccoglie le energie e sincronizza il respiro per sollevarsi in posizione eretta e portare il peso in verticale sopra la testa. web design umbriaAnche noi dobbiamo procedere con questa logica: prima installare quello che serve, poi configurare l’ambiente con SDK e ADV in modo da avere anche un telefonino grafico per vedere come reagisce il nostro codice scritto e infine aprire un progetto, aprire la prima interfaccia grafica che vedrà l’utente appunto inserendo una nuova activity empty, poi collegare anche a questa activity la parte di codice java, il tutto senza dimenticare alcune sfumature: ad esempio quando si crea l’activity bisogna ricordarsi di fleggare in MainActivity presente nel file AndroidManifest.xml che è responsabile dell’ inclusione dei layout poi in fase di visualizzazione. Alla fine la nostra applicazione che cosa deve fare di fatto: saluta all’ inizio e dice qualcosa, poi propone al regista di segnalare il suo film migliore dopodichè la sua risposta sarà catturata in un contenitore variabile e riutilizzata come valore per estrapolare una frase simbolica tramite un COMPONENTE TOAST che ha la particolarità di lanciare un messaggio a video TEMPORANEO che può essere breve o lungo (qui abbiamo utilizzato la seconda cioé il metodo Toast.LENGTH_LONG ), solo per vedere se questa prima finalizzazione andrà in porto l’onere di costruire la prima APP come fa l’atleta con i pesi arrivando sul podio. Quindi quali elementi abbiamo bisogno di materializzare come prima APP? Lasciamo parlare direttamente l’activity_main presente nelle risorse alla voce layout:

<?xml version=”1.0″ encoding=”utf-8″?>

<LinearLayout xmlns:android=”http://schemas.android.com/apk/res/android&#8221;
android:layout_width=”match_parent”
android:layout_height=”match_parent”
android:orientation=”vertical”
android:padding=”20dp”>

<TextView android:layout_width=”wrap_content”
android:layout_height=”wrap_content”
android:textSize=”20sp”
android:text=”@string/text”
android:layout_gravity=”center_horizontal” />

<EditText android:layout_width=”150dp”
android:layout_height=”wrap_content”
android:textSize=”20sp”
android:id=”@+id/kubrick”
android:layout_gravity=”center_horizontal” />

<Button
android:layout_width=”wrap_content”
android:layout_height=”wrap_content”
android:layout_gravity=”center_horizontal”
android:onClick=”esaltami”
android:text=”Frasi Mitiche!” />

</LinearLayout>

Abbiamo quindi un LinearLayout, un componente TextView, un altro che riceverà i dati da memorizzare che si chiama EditText e servirà anche un pulsante BUTTON che farà il lavoro sporco utilizzando un evento da intercettare con il metodo onClick che metterà in moto una funzione che si chiama “esaltami” che vista in dettaglio suona come vista prima così:

public void esaltami (View v)
{
EditText et= (EditText) findViewById(R.id.kubrick);
Toast.makeText (this, “Great cult movie ” +et.getText().toString(),Toast.LENGTH_LONG).show();
}

ossia c’è una funzione pubblica che con il metodo VOID che richiama la superclasse View come argomento e che ritorna un valore di ritorno che è composto dalla invocazione della casella di testo et, variabile presente nell’ activity agganciata tramite un ID che va a pescare nella classe R identificativo id la risorsa di nome kubrik che dall’ altra parte , sull’ interfaccia grafica è dichiarata come android:id=”@+id/kubrick”. Ok respira , respira pensò l’atletà! Dopodiché l’istruzione seguente non fa altro che utilizzare il valore memorizzato per formare una stinga composita che viene materializzata in un FUGACE post. Quindi in realtà la difficoltà di tutta questa APP a livello di interazione dinamica sta tutta qua, anche se non è facile districarsi sulla parte di codice presente sul componente LinearLayout che ha come caratteristica quella di disporre gli elementi in orizzontale e in verticale. Per esempio queste due istruzioni iniziali sono molto importanti oltre che indispensabili dove match_parent sta a significare attaccati al parente genitore, ossia adatta la cornice al parent:

android:layout_width=”match_parent”
android:layout_height=”match_parent”

dopodichè possiamo anche dare un orientamento alla nostra cornice esterna con:

android:orientation=”vertical”

e posso anche impostare dei padding per esempio in dp che si usa per i layout

android:padding=”20dp”

mentre per la grandezza del font come testo si usa prevalentemente come unità di misura più performante sp, per esempio nel nostro EditText si legge:

android:textSize=”20sp”

si noti poi la differenza tra le seguenti due espressioni:

android:text=”Frasi Mitiche!” /> e
<string name=”text”>il tuo film migliore?</string>

web design umbriala seconda espressione attinge all’ armadio risorse, in un cassetto chiamato stringhe con un valore identificato come name=”text” mentre la prima crea al volo un testo senza estrapolare nulla da nessuna parte. Inutile dire che a livello di organizzazione di codice bisogna sfruttare la seconda soluzione. Del resto Android Studio dal punto di vista della compattazione del codice è impeccabile, tutto il contenuto di APP ha le sue sezioni specifiche cok repository e bisogna sare che espressioni del tipo setContentView(R.layout.activity_main); di fatto non fanno altro che estrapolare dalla cartella res, identificata tramite la casse R nella sezione layout l’activity che prende il nome di activity_main. Questo perchè abbiamo un luogo dove poter prendere elementi grafici, altri per settare i vestiti con i css, altri per inserire valori stringa e cassetti che si occupano di gestire i layout, insomma un universo complesso che all’ inizio crea molti dubbi del tipo: ma non ho modo più facile per creare APP? In questo ambiente mi sembra di avere a che fare non con una trama di un film di Kubrick ma con tutta la sua produzione contemporaneamente! Senza contare che l’interfaccia grafica di suo è molto complessa e che cliccando inavvertitamente nel posto sbagliato si finirebbe per modificare la stessa IDE con disorientamenti acuti a corredo e perplessità non facilmente risanabili. Android Studio è un pachiderma ma ha il vantaggio di essere molto sicuro e affidabile soprattutto se supportato dalla RAM! Qui di seguito segue la gallery che testimonia gli sforzi progettuali del neofita di fronte la sua iniziazione e il prodotto finale (alla fine è il risultato che conta) dove la centralità dell’ opera di Kubrick non può essere messa in discussione. Naturalemente siamo di fronte a un punto di partenza, qui è stato agganciato un solo evento senza traumi. Ma che succederà quando le complicazioni nel codice aumenteranno di intensità? Non resta che scoprirlo, cimentandosi alla conquista di pesi maggiori da valorizzare!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Focalizza e migliora le tue competenze in qualsiasi ambito con la libreria javascript DRAGDEALER!

web designer umbria

Analizziamo il progetto implementato all’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/projectdragdealer/ dove un gruppo di indicatori ognuno personalizzato ad indicare una disciplina, una materia, una conoscenza da far propria e assimilare si muovono FACENDO SOLO TRE PASSI una volta afferrati e trascinati (IN ALTERNATIVA si può ANCHE CLICCARE SULLA PARTE CENTRALE O FINALE PER SPOSTARLI senza dover trascinare gli elementi afferrandoli). Siamo di nuovo nell’ area di esplorazione tecnica del DRAG and DROP quindi, del trascina e rilascia, un tema caldo per tutti i frontend developer che devono sapersi destreggiarsi sull’ interattività dell’utente a video tramite javascript e jquery. A volte si hanno già a disposizione delle librerie esterne che se implementate diventano l’equivalente del signor WOLF di Pulp Finction, ossia risolvono i problemi in maniera indipendente (è questa la principale differenza tra framework e libreria, la prima mette a disposizione un ambiente di sviluppo connaturato al progetto che si deve mettere in piedi, vedi per esempio metodi messi a disposizione per bootstrap sulla parte grafica di stilizzazione o codeigniter per la parte di sviluppo php, mentre l’implementazione di una semplice libreria come per esempio https://github.com/fzaninotto/Faker che serve a generare contenuti fittizi per riempire dei prototipi, che magari arriveranno in produzione solo in un secondo momento, ha il solo e semplice scopo di risolvere un problema specifico). Prendiamo ad esempio la libreria DRAGDEALER scaricabile all’ indirizzo https://github.com/skidding/dragdealer che assolve a diverse funzioni di trascinamento, come si conviene alla sua traduzione letterale che ha a che fare appunto con l’invocazione che suona come commerciante di trascimanto (attenzione a non confonderlo con drugdealer!). Qui ci sono tutti i metodi in javascript per muovere degli oggetti (certamente l’uso di JQUERY UI è sempre da mettere in primo piano quando si vuole droppare qualcosa perchè il motto di questa tecnologia è scrivere meno, fare di più!) e ne vediamo un esempio lampante, dove il sottoscritto simulando una serie di competenze che fanno un percorso verso l’eccellenza (ci sono tre stedi, come i tre scatti del mouse durante il DRAG and DROP) passando dalle materie che sono da acquisire nel proprio skill per completare il proprio ruolo (nel mio caso quello di frontend developer ma può variare in base ai settori di competenza, non esclusi quelli sportivi dove le aree di miglioramento su dove intervenire non sarebbero penalizzate in una visualizzazione grafica, anzi, ne otterrebbero solo un grande beneficio) come punto di partenza per arrivare alla fascia intermedia dell’ approfondimento e delle conoscenza della tecnologia specifica, per approdare allo stadio finale dove il bruco diventa farfalla e ha assimilato nel suo iter in working progress tutti i target focalizzati nella mission iniziale. I movimenti del cursore grazie a una facile personalizzazione, sono facilmente variabili a seconda delle proprie esigenze, in questo caso la scelta di camminare solo tre volte per il bottone iniziale che si sposta orizzontalmente era in sintonia con la cover di sfondo che appunto contrassegna tre aree diverse di lavoro. In ultimo è stato inserito anche un operatore di avanzamento con caratteristiche diverse, che segnala la percentuale lungo il suo percorso in maniera dinamica. Questo è molto utile per fare una fotografia dello stato dell’ arte e rendersi conto a quale priorità dare alle materie che necessitano di interventi di acquisizione rapida per arrivare a centrare prima l’obiettivo. Il consiglio è quello di fare largo uso degli indicatori di avanzamento e molto altro messi a disposizione dalla libreria DRAGDEALER in tutti gli ambiti e le discipline, perchè la visualizzazione grafica sugli interventi da fare nel proprio settore per migliorare magari delle aree difettose è molto produttiva in termini di energie canalizzate nel modo migliore. L’esperimento di Umbriaway Consulting per implementare la libreria esterna e vedere l’effetto che fa all’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/projectdragdealer/ ha finito anche per essere utile dal punto di vista pratico (il difetto delle scienze informatiche è che se sono disgiunte dalla quotidianità delle cose concrete perdono un pò il loro fascino e diventano noiose oltre che inutili in termini di tempo speso per imparare a padroneggiare la tecnologia) e non solo dal punto di vista didattico.

CSS per aspiranti programmatori: C – modellazione del testo

Un riassunto sui CSS si trova all’ indirizzo https://umbriawaypotenzia.wordpress.com/2018/12/17/css-per-aspiranti-programmatori-b-font/ ; la proprietà text-align specifica l’allineamento orizzontale del testo in un elemento. Per impostazione predefinita, il testo sul tuo sito web è allineato a sinistra. Tuttavia, a volte potresti richiedere un allineamento diverso. i valori delle proprietà di allineamento del testo sono i seguenti: sinistra, destra, centro e giustificazione.

The HTML:

<code>
<p class=”left”>This paragraph is aligned to <strong>left.</strong></p>
<p class=”right”>This paragraph is aligned to <strong>right.</strong></p>
<p class=”center”>This paragraph is aligned to <strong>center.</strong></p>
</code>

The CSS:

<code>
p.left {
text-align: left;
}
p.right {
text-align: right;
}
p.center {
text-align: center;
}
</code>

Quando l’allineamento del testo è impostato su “giustificare”, ogni linea viene allungata in modo che ogni riga abbia larghezza uguale e i margini sinistro e destro siano diritti (come nelle riviste e nei giornali). La proprietà di allineamento verticale imposta l’allineamento verticale di un elemento. I valori comunemente utilizzati sono in alto, in mezzo e in basso. L’esempio seguente mostra come allineare verticalmente il testo tra la tabella.

The HTML:

<code>
<table border=”1″ cellpadding=”2″ cellspacing=”0″ style=”height: 150px;”>
<tr>
<td class=”top”>Top</td>
<td class=”middle”>Middle</td>
<td class=”bottom”>Bottom</td>
</tr>
</table>
</code>

The CSS:

<code>
td.top {
vertical-align: top;
}
td.middle {
vertical-align: middle;
}
td.bottom {
vertical-align: bottom;
}
</code>

La proprietà vertical-align accetta anche i seguenti valori: baseline, sub, super,% e px (o pt, cm).
L’esempio seguente mostra la differenza tra loro.

HTML:

<code>
<p>This is an <span class=”baseline”>inline text</span> example.</p>
<p>This is a <span class=”sub”>sub line text</span> example.</p>
<p> This is a <span class=”super”>super line text</span> example.</p>
<p> This is a <span class=”pixel”>pixel</span> example.</p>
</code>

CSS:

<code>
span.baseline {
vertical-align: baseline;
}
span.sub {
vertical-align: sub;
}
span.super {
vertical-align: super;
}
span.pixel {
vertical-align: -10px;
}
</code>

La proprietà di allineamento verticale non agisce allo stesso modo per tutti gli elementi. Ad esempio, alcuni stili CSS aggiuntivi sono necessari per gli elementi div.

HTML:



This text is aligned to the middle


</div>

CSS:

.main {
height: 150px; width: 400px;
background-color: LightSkyBlue;
display: inline-table;
}
.paragraph {
display: table-cell;
vertical-align: middle;
}

display: inline-table; e display: table-cell; le regole di stile vengono applicate per far sì che la proprietà di allineamento verticale funzioni con le div. La proprietà text-decoration specifica come verrà decorato il testo. I valori comunemente usati sono:

none – Il valore predefinito, questo definisce un testo normale
inherit: eredita questa proprietà dall’elemento padre
overline – Disegna una linea orizzontale sopra il testo
underline – Disegna una linea orizzontale sotto il testo
line-through – disegna una linea orizzontale attraverso il testo (sostituisce il tag HTML <s>)

L’esempio seguente mostra la differenza tra ciascun valore.

HTML:

<code>
<p class=”none”>This is default style of the text (none).</p>
<p class=”inherit”>This text inherits the decoration of the parent.</p>
<p class=”overline”>This is overlined text.</p>
<p class=”underline”>This is underlined text.</p>
<p class=”line-through”>This is lined-through text.</p>
</code>

CSS:

<code>
p.none {
text-decoration: none;
}
p.inherit {
text-decoration: inherit;
}
p.overline {
text-decoration: overline;
}
p.underline {
text-decoration: underline;
}
p.line-through {
text-decoration: line-through;
}
</code>

È possibile combinare i valori di sottolineatura, overline o line-through in un elenco separato dallo spazio per aggiungere più linee di decorazione. Un altro valore della proprietà della decorazione del testo è lampeggiante che fa lampeggiare il testo. La sintassi CSS si presenta così: text-decoration: blink;
Questo valore è valido ma è deprecato e la maggior parte dei browser lo ignora. La proprietà text-indent specifica quanto spazio orizzontale deve essere lasciato prima dell’inizio della prima riga del testo. I valori delle proprietà sono la lunghezza (px, pt, cm, em, ecc.),% e inherit.

HTML:

<p>This is an example of <strong>text-indent </strong> property.
First line of our text is indented to the right in 60px. Besides pixels you can also use other measurement units, like pt, cm, em, etc. </p>

CSS:

p {
text-indent: 60px;
}

La proprietà text-shadow aggiunge ombra al testo. Prende quattro valori: il primo valore definisce la distanza dell’ombra nella direzione x (orizzontale), il secondo valore imposta la distanza nella direzione y (verticale), il terzo valore definisce la sfocatura dell’ombra e il quarto valore imposta il colore.

HTML:

<h1>Text-shadow example</h1>

The CSS:

h1 {
color: blue;
font-size: 30pt;
text-shadow: 5px 2px 4px grey;
}

In the example above, we created a shadow using the following parameters:

5px – the X-coordinate
2px – the Y-coordinate
4px – the blur radius
grey – the color of the shadow

Per aggiungere più di un’ombra al testo, aggiungi un elenco di ombre separate da virgole. Quando si lavora con le ombre, è possibile utilizzare qualsiasi formato di colore supportato da CSS. Per gli offset xey, è possibile utilizzare vari tipi di unità (come px, cm, mm, in, pc, pt, ecc.). Sono supportati anche i valori negativi. L’esempio seguente crea un’ombreggiatura blu, due pixel più in alto del testo principale, un pixel a sinistra e una sfocatura 0.5em, html:

<h1>Text-shadow with blur effect</h1>

CSS:

h1 {
font-size: 20pt;
text-shadow: rgba(0,0,255,1) -1px -2px 0.5em;
}

Internet Explorer 9 e versioni precedenti non supportano la proprietà text-shadow. La proprietà CSS di trasformazione del testo specifica come inserire in maiuscolo il testo di un elemento. Ad esempio, può essere usato per far apparire il testo con ogni parola in maiuscolo.

HTML:

<p class=”capitalize”>
The value capitalize transforms the first
character in each word to uppercase;
all other characters remain unaffected.
</p>

CSS:

p.capitalize {
text-transform: capitalize;
}

Usando la proprietà text-transform puoi far apparire il testo in lettere maiuscole o minuscole. Ecco un esempio:

HTML:

<p class=”uppercase”>This value transforms all characters to uppercase.</p>
<p class=”lowercase”>This value transforms all characters to lowercase.</p>

CSS:

p.uppercase {
text-transform: uppercase;
}
p.lowercase {
text-transform: lowercase;
}

Il valore none non produrrà alcun effetto. La proprietà letter-spacing specifica lo spazio tra i caratteri in un testo. I valori possono essere impostati come: – normal definisce lo stile predefinito senza spazi aggiuntivi tra i caratteri

– length definisce uno spazio aggiuntivo tra i caratteri usando unità di misura come px, pt, cm, mm, ecc .;
– inherit eredita la proprietà dal suo elemento padre;

HTML:

<code>
<p class=”normal”>This paragraph has no additional letter-spacing applied.</p>

<p class=”positive “>This paragraph is letter-spaced at 4px.</p>
</code>

CSS:

p.normal {
letter-spacing: normal;
}

p.positive {
letter-spacing: 4px;
}

Per definire uno spazio aggiuntivo tra i caratteri, sono ammessi anche valori negativi. Ecco un esempio che dimostra la differenza tra valori positivi e negativi:

HTML:

<code>
<p class=”positive”>This paragraph is letter-spaced at 4px.</p>
<p class=”negative”>This paragraph is letter-spaced at -1.5px</p>
</code>

CSS:

p.positive {
letter-spacing: 4px;
}
p.negative {
letter-spacing: -1.5px;
}

Verifica sempre i tuoi risultati, per assicurarti che il testo sia leggibile.La proprietà word-spacing specifica lo spazio tra le parole in un testo. Proprio come la proprietà letter-spacing, puoi impostare i valori di spaziatura delle parole come normali, length ed inherit.

HTML:

<code>
<p class=”normal”>This paragraph has no additional word-spacing applied.</p>
<p class=”px”>This paragraph is word-spaced at 30px.</p>
</code>

CSS:

p.normal {
word-spacing: normal;
}
p.px {
word-spacing: 30px;
}

Quando si utilizza una spaziatura strana ed è necessario mantenere il paragrafo selezionato con una normale spaziatura delle parole, viene solitamente utilizzata l’opzione normale. Per definire uno spazio aggiuntivo tra le parole, è possibile utilizzare valori di misurazione positivi come px, pt, pc, cm, mm, pollici, em ed ex.
Sono ammessi anche valori negativi. Ecco un esempio per mostrare la differenza:

HTML:

<code>
<p class=”positive”>This paragraph is word-spaced at 20px.</p>
<p class=”negative”>This paragraph is word-spaced at -5px.</p>
</code>

The CSS:

p.positive {
word-spacing: 20px;
}
p.negative {
word-spacing: -5px;
}

La proprietà white-space specifica come viene gestito lo spazio bianco all’interno di un elemento. I valori possono essere impostati come normali, inherit, nowrap, ecc. Il valore nowrap fa sì che il testo continui sulla stessa riga fino a quando non viene rilevato un tag <br> e comprime anche tutte le sequenze di spazi bianchi in un singolo spazio bianco.

HTML:

<code>
<p>
This paragraph has multiple spaces and
a line break, but it will be ignored, as we used the nowrap value.
</p>
</code>

CSS:

p {
white-space: nowrap;
}

Il testo continuerà sulla stessa riga fino a quando non viene rilevato un tag <br />.

La proprietà white-space supporta anche altri valori:

il pre-testo avvolge solo le interruzioni in linea e lo spazio bianco pre-riga: il testo si avvolgerà dove c’è un’interruzione nel codice, ma lo spazio bianco extra è ancora ignorato pre-wrap: il testo si avvolge quando necessario e le interruzioni di riga. Ecco un esempio in cui vengono utilizzati tutti e tre i valori:

HTML:

<p class=”pre”>
In the markup we have multiple spaces and a line break.
</p>
<p class=”preline”>
In the markup we have multiple spaces and a line break, but in the result multiple spaces are ignored.
</p>
<p class=”prewrap”>
In the markup we have multiple spaces and a line break.
</p>

CSS:

p.pre {
white-space: pre;
}
p.preline {
white-space: pre-line;
}
p.prewrap {
white-space: pre-wrap;
}

Il valore pre-wrap si comporta come il valore pre, tranne che aggiunge interruzioni di riga aggiuntive per impedire al testo di uscire dalla casella dell’elemento.