Se le cose vanno male nel mondo non sai centrare un e le ingiustizie sociali si moltiplicano, la colpa di tutto sai di chi é? Dei CSS!

agenzia web marketingDiciamocelo chiaramente, il mondo a livello globale va avanti ma potrebbe andare meglio, accanto ai lavori canonici tradizionali regolarizzati per le caste che andiamo a categorizzare come salvati per usare una metafora di Levi P abbiamo attività di alienazione fraudolente che sfociano in business pseudo-strani o malavitosi categorizzate nel cassetto sommersi. La gente miagola nel buio. Si é in cirsi di identità, i giovani non avranno mai la pensione e non avranno mai nè famiglia nè figli, perché lo squilibrio regna sovrano e quella bella gente che ha risanato lo stivale negli anni scorsi oggi di fatto si sollazzera con i suoi 5000 euri al mese di pensione o giù di lì grazie a presunti creduloni che sono andati a votarli fiduciosi per dare loro sostegno e rifocillare i loro codici IBAN. Come se non bastasse anche a diventare GM ci va il grano, se non altro per lubrificare qualche mezzo punto di rito con l’agonista più altolocato. E di chi é la colpa di tutto questo modello BCE basato sulla speculazione e sul profitto e sulle ingiustizie sociali finalizzate al portafoglio proprio? Ma non lo sai che oggi prendere un ambulanza da qualche parte in Italia può essere pericoloso se hai qualcuno sopra che ti segue in affari con il becchino locale che ha bisogno di incrementare il fatturato? Chi é il responsabile? Umbriaway Consulting? Agenzia web marketing? Dio? La Juventus? Lapo? Quello che esalta Fonzie come il miglior politico di tutti i tempi? Se la gente da qualche parte nel mondo muore di fame e di freddo chi sene dicono a RM? L’importante é continuare a usare un cibo incontaminato e a non commetere peccato uccidendo vacche (bovine ndr) per avere una bella fiorentina con cipolline aromatizzate allo zenzero sulla propria tavola? Di chi é la colpa di tutto questo eh? Ebbene si, anche se dà fastidio alle coscienze, la colpa di tutto questo caos é proprio dei CSS, che sta per Cascading Style Sheets. Chi sviluppa il web e ha un profilo da web designer sa che bisogna cristonare molto su margini e padding e posizionamenti e su elementi padri e figli per far quadrare i conti con un approccio: qui piloto io! Spesso quello che si vorrebbe fare a livello di modellazione e gestione degli elementi grafici sulla pagina, non avviene per i più misteriosi motivi, forse nella tua vita precedente eri una persona cattiva e ora anche applicare il codice in maniera corretta ti diventa difficile a cusa di un karma nefasto. Ora chi ha un minimo di esperienza sa bene come la famosa mela del famoso fisico Newton che alcune regole varranno smpre in maniera assoluta, del tipo che se applico un colore rosso a una intestazione h1 quel tag dovrà reagire nell’ unico modo possibile pronosticabile che lasciamo immaginare agli affezionati lettori di Umbriaway Consulting. Come ben sappiamo la parte strutturale di una pagina HTML o ossatura é costituita da HTML, ma come ben sappiamo anche gli edifici hanno un contenuto che é protetto da un contenitore costituito da ferro e acciaio e cemento. Se la parte di struttura é gestita dai tag di formattazione HTML la parte di presentazione é gestita dai CSS in modo da separare vestito grafico ed aspetto estetico dalla struttura ossea di chi lo indossa. E la parte logica dei comportamenti interattivi? Quella la lasciamo fare a javascript. Separata la triade architetturale ipotizziamo adesso di avare un problema pratico. Voglio centrare un elemento di una pagina HTML magari al centro di tutto. Come dici? Ti viene da ridere perché puoi usare un tag di tipo CENTER? Ma non parliamo di testo, quello lo sappiamo bene che reagirà nell’ unico modo possibile con quel tag, parliamo magari di un DIV e allora come centrare ad esempio degli elementi CHILD all’ interno di elementi PARENT? Ma quante volte hai combattuto con margin, padding e proprietà come border o posizionamento per vedereun elemento nel punto esatto dove ti saresti aspettto di vederlo senza riuscirci? E lo sai perché? Perché evidentemente non conosci bene le regole CSS, semplice! Esistono tante strade diverse per raggiungere un unci obiettivo. Sappiamo che una regola di stile ha un elemento caratterizzante, ha delle proprietà a corredo ed ha dei VALUE, dei valori che definiscono il tutto. Ci si aspetterebbe che applicando gli stessi parametri in un progetto, si debbano perseguire gli stessi risultati ma a volte questo non accade perché? Perché dobbiamo contestualizzare il tutto e vedere quali sono gli elementi annidati, capire quali gerarchie di fogli stile interagiscono, vedere in una visione più ampia tutte le circostanze del progetto e come viene gestito. I progetti hanno una loro singolarità e i comportmenti possono essere imprevedibili applicando magari gli stessi valori in certi contesti a certe regole. Se con l’avvento di CSS3 alcune problematiche standard legate per l’appunto a margini, padding, bordi e posizionamenti assoluti e relativi sembrano arginati grazie all’ uso di flexbox, di griglie flessibili, di misure relative e di framework responsivi, di fatto alcuni problemi come quello della centratura di un DIV possono apparire insormontabile se non si conoscono le strade che portano a RM. Di fatto questo può essere risolto ad esempio in 4 mosse, per esmepio impostando un margin: 0 auto oppure una semplice istruzione come display: inline-block oppure usando position: absolute seguito dala proprietà left o ancora usando la proprietà TRANSFORM-TRANSLATE, ma l’unico modo per capire come funzionano queste regole é applicarle per vedere l’effetto che hanno, senza sperimentazione pratica la teoria divent fuffa. Ora per comprendere gli aspetti pratici di tutti questi deliri basta visitare l’indirizzo http://www.farwebdesign.com/css/center1.html e http://www.farwebdesign.com/css/center2.html e visualizzare il codice sorgenti delle pagine con tasto destro visualizza codice sorgente. Ma a questo punto il dado é tratto e non ci resta che scavare a fondo sulla natura dei CSS.

– Il collegamento in cascata si riferisce al modo in cui i CSS applicano uno stile su un altro.
– I fogli di stile controllano l’aspetto dei documenti Web.

CSS e HTML funzionano mano nella mano:

– HTML ordina la struttura della pagina.
– Il CSS definisce come vengono visualizzati gli elementi HTML.

Perché usare i CSS? I CSS ti consentono di applicare stili specifici a specifici elementi HTML. Il vantaggio principale del CSS è che ti consente di separare lo stile dal contenuto. Usando solo HTML, tutti gli stili e la formattazione sono nella stessa posizione, che diventa piuttosto difficile da mantenere man mano che la pagina cresce. Tutta la formattazione può (e dovrebbe) essere rimossa dal documento HTML e archiviata in un file CSS separato. L’utilizzo di uno stile in linea è uno dei modi per inserire un foglio di stile. Con uno stile in linea, uno stile unico viene applicato a un singolo elemento.

Per utilizzare uno stile in linea, aggiungi l’attributo style al tag pertinente.

L’esempio seguente mostra come creare un paragrafo con sfondo grigio e testo bianco:

CSS incorporato / interno

Gli stili interni sono definiti all’interno dell’elemento <style>, all’interno della sezione head di una pagina HTML.

Ad esempio, il codice seguente definisce tutti i paragrafi:

<pre>
<html>
<head>
<style>
p {
color:white;
background-color:gray;
}
</style>
</head>
<body>
<p>This is my first paragraph. </p>
<p>This is my second paragraph. </p>
</body>
</html>

Tutti i paragrafi hanno un carattere bianco e uno sfondo grigio:
</pre>

CSS esterno

Con questo metodo, tutte le regole di stile sono contenute in un singolo file di testo, che viene salvato con l’estensione .css. Questo file CSS viene quindi referenziato nell’HTML usando il tag <link>. L’elemento <link> entra nella sezione head. Ecco un esempio:

L’HTML:
<pre>
<head>
<link rel=”stylesheet” href=”example.css”>
</head>
<body>
<p>This is my first paragraph.</p>
<p>This is my second paragraph. </p>
<p>This is my third paragraph. </p>
</body>
</pre>

The CSS:
p {
color:white;
background-color:gray;
}

Entrambi i percorsi relativi e assoluti possono essere utilizzati per definire l’href per il file CSS. Nel nostro esempio, il percorso è relativo, poiché il file CSS si trova nella stessa directory del file HTML. Il CSS è composto da regole di stile che il browser interpreta e quindi si applica agli elementi corrispondenti nel documento. Una regola di stile ha tre parti: selettore, proprietà e valore. Ad esempio, il colore del titolo può essere definito come nella figura inserita. Il selettore punta all’elemento HTML che desideri applicare allo stile. Il blocco di dichiarazione contiene una o più dichiarazioni, separate da punti e virgola. Ogni dichiarazione include un nome di proprietà e un valore, separati da due punti. I selettori più comuni e facili da capire sono i selettori di tipo. Questo selettore seleziona i tipi di elementi nella pagina. Ad esempio, per indirizzare tutti i commenti sulla pagina:

p {
color: red;
font-size:130%;
}

Una dichiarazione CSS termina sempre con un punto e virgola ei gruppi di dichiarazione sono circondati da parentesi graffe. I selettori di id consentono di applicare uno stile a un elemento HTML con attributo id, indipendentemente dalla loro posizione nell’albero del documento. Ecco un esempio di un selettore di ID:

The HTML:


This paragraph is in the intro section.



<p> This paragraph is not in the intro section.</p>

The CSS:
#intro {
color: white;
background-color: gray;
}

Per selezionare un elemento con un ID specifico, utilizzare un carattere hash e quindi seguirlo con l’id dell’elemento. I selettori di classe funzionano in modo simile. La principale differenza è che gli ID possono essere applicati solo una volta per pagina, mentre le classi possono essere utilizzate tutte le volte in una pagina secondo necessità. Nell’esempio seguente, entrambi i paragrafi con la “prima” classe saranno interessati dal CSS:

The HTML:
<pre>


This is a paragraph


This is the second paragraph.



<p class=”first”> This is not in the intro section</p>
<p> The second paragraph is not in the intro section. </p>
</pre>

The CSS:
.first {font-size: 200%;}

Per selezionare elementi con una classe specifica, usa un carattere punto, seguito dal nome della classe. NON avviare un nome di classe o ID con un numero! Questi selettori vengono utilizzati per selezionare elementi che sono discendenti di un altro elemento. Quando si selezionano i livelli, è possibile selezionare tutti i livelli in profondità necessari. Ad esempio, per indirizzare solo gli elementi <em> nel primo paragrafo della sezione “intro”:

The HTML:
<pre>


This is a paragraph.


This is the second paragraph.



<p class=”first”> This is not in the intro section.</p>
<p> The second paragraph is not in the intro section. </p>
</pre>

The CSS:
#intro .first em {
color: pink;
background-color:gray;
}

Di conseguenza, saranno interessati solo gli elementi selezionati. I commenti sono usati per spiegare il tuo codice e possono aiutarti quando modifichi il codice sorgente in seguito. I commenti sono ignorati dai browser. Un commento CSS assomiglia a questo:

/* Comment goes here */

Example:
p {
color: green;
/* This is a comment */
font-size: 150%;
}

Il commento non appare nel browser. L’aspetto finale di una pagina Web è il risultato di diverse regole di stile. Le tre principali fonti di informazioni di stile che formano una cascata sono:

– Il foglio di stile creato dall’autore della pagina
– Gli stili di default del browser
– Stili specificati dall’utente

L’ereditarietà si riferisce al modo in cui le proprietà fluiscono attraverso la pagina. Un elemento figlio di solito assume le caratteristiche dell’elemento genitore se non diversamente definito. Per esempio:
<pre>
<html>
<head>
<style>
body {
color: green;
font-family: Arial;
}
</style>
</head>
<body>
<p>
This is a text inside the paragraph.
</p>
</body>
</html>
</pre>

Poiché il tag di paragrafo (elemento figlio) si trova all’interno del tag body (elemento padre), assume qualsiasi stile assegnato al tag body.

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Agenzia web marketing e le fondamenta di JQuery

Un giocatore posizionale può sviluppare grandi complicazioni tattiche? Analizziamo per esempio la partita Anatoly Karpov vs Murray Chandler Phillips & Drew GLC Kings (1984), London ENG, rd 2, Apr-27 Tarrasch Defense: Classical Variation (D34) finita 1-0. Apertura del nero molto rischiosa usata ai tempi occasionalmente anche da Kasparov in cui il pedone isolato in d5 si rende spesso artefice di sviluppi di gioco estremamente dinamici. Indirizzo internet: http://wagenzia web marketingww.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1068407. Spesso le funzioni neorologiche del cervello finiscono per assegnare con dei luoghi comuni dei contenitori logici per cui un giocatore posizionale dioventa seppure eccelso nel suo settore fatto di lunghe manovre un brozzo pazzesco tatticamente parlando. Non é così perché dopo 20 Tc6 il cervello deve analizzare con cura e molta attenzione un ginepraio di varianti complesso. Liquidata questa parte in cui da spettatori non possiamo fare altro che ammirare la maestria dell’ ex campione del mondo e da appassionati sostenitori di agenzia web marketing estrapolarla per farne tesoro, ci accingiamo a rivedere i fondamenti di JQuery. jQuery è una libreria JavaScript veloce, piccola e ricca di funzionalità. Rende molto più semplici le cose come il traversamento e la manipolazione dei documenti HTML, la gestione degli eventi e l’animazione. Tutta la potenza di jQuery è accessibile tramite JavaScript, quindi avere una forte conoscenza di JavaScript è essenziale per comprendere, strutturare e eseguire il debug del codice. Innanzitutto, diamo un’occhiata a un esempio di manipolazione HTML con JavaScript. Per ottenere l’elemento con id = “start” e cambiare il suo html in “Go”, dovremo fare quanto segue:

var el = document.getElementById(“start”);
el.innerHTML = “Go”;

Per fare la stessa manipolazione con jQuery, abbiamo bisogno solo di una singola riga di codice:

$(“#start”).html(“Go”);

Come puoi vedere, il codice è molto più breve e più facile da capire. Un altro grande vantaggio di jQuery è che non devi preoccuparti del supporto del browser, il tuo codice funzionerà esattamente nello stesso modo in tutti i principali browser, incluso Internet Explorer 6!

Puoi scaricare una copia della libreria jQuery da http://www.jquery.com oppure, in alternativa, puoi includerla da una rete di distribuzione di contenuti (CDN), come Google o Microsoft.
Useremo il CDN dal sito web ufficiale di jQuery. Per iniziare a usare jQuery, dobbiamo prima aggiungerlo alla testa del nostro documento HTML usando il tag script:

<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title>Page Title</title>
https://code.jquery.com/jquery-3.1.1.js
</head>
<body>
</body>
</html>

jQuery è una libreria JavaScript, quindi ha l’estensione del file .js. È una buona pratica aspettare che il documento HTML sia completamente caricato e pronto prima di utilizzarlo. Per questo usiamo l’evento ready dell’oggetto documento:

$(document).ready(function() {
// jQuery code goes here
});

$ È usato per accedere a jQuery. Da qui, il codice accede all’oggetto del documento e definisce una funzione da chiamare quando viene attivato l’evento pronto del documento. Ciò impedisce l’esecuzione di qualsiasi codice jQuery prima del caricamento del documento. Dato che il codice sopra è usato in quasi tutti i casi quando si usa jQuery, c’è una comoda scorciatoia per scriverlo:

$(function() {
// jQuery code goes here
});

Ora, avendo la libreria jQuery nella nostra sezione principale e avendo definito l’evento pronto per il documento, possiamo iniziare la nostra prima manipolazione di jQuery! Cambiamo il contenuto dell’elemento div.

<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title>Page Title</title>
https://code.jquery.com/jquery-3.1.1.js
</head>
<body>

Start


</body>
</html>

il file JS:

$(function() {
$(“#start”).html(“Go!”);
});

Questo cambia l’HTML dell’elemento con id = “start” su “Go!”.

jQuery è usato per selezionare (interrogare) elementi HTML ed eseguire “azioni” su di essi. La sintassi di base è: $ (“selettore”). Action ()

– $ accesses jQuery.
– Il (selettore) trova elementi HTML.
– L’azione () viene quindi eseguita sugli elementi.

Per esempio:

$(“p”).hide() // hides all <p> elements
$(“.demo”).hide() // hides all elements with class=”demo”
$(“#demo”).hide() // hides the element with id=”demo”

Riguardiamo il codice di un esempio precedente:

$(“#start”).html(“Go!”);

Questo seleziona l’elemento con id = “start” e chiama il metodo html () per esso. Il metodo html () viene utilizzato per modificare il contenuto HTML di un elemento. Se hai già usato CSS in precedenza, noterai che jQuery usa la sintassi CSS per selezionare gli elementi. Diamo un’occhiata a tutti i selettori jQuery che iniziano con il simbolo del dollaro e le parentesi: $ (). Il selettore di base è il selettore di elementi, che seleziona tutti gli elementi in base al nome dell’elemento.

$(“div”) // selects all <div> elements

Poi ci sono i selettori id e class, che selezionano gli elementi in base al loro id e nome della classe:

$(“#test”) // select the element with the id=”test”
$(“.menu”) //selects all elements with class=”menu”

È inoltre possibile utilizzare la seguente sintassi per i selettori:

$(“div.menu”) // all <div> elements with class=”menu”

$(“p:first”) // the first <p> element

$(“h1, p”) // all <h1> and all <p> elements

$(“div p”) // all <p> elements that are descendants of a <div> element

$(“*”) // all elements of the DOM

I selettori rendono l’accesso agli elementi HTML DOM facili rispetto al puro JavaScript. In una delle prossime sessioni di allenamento con agenzia web marketing torneremo ad affondare il bisturi dulle potenzialità di JQuery e sulle mirabolanti funzioni semplificate di cui dispone come figlio agile e snello di Javascript.

Web marketing Umbria e i dialetti javascript a supporto del framework Node

web marketing UmbriaDella partita leggendaria segnalata da web marketing Umbria all’ indirizzo http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1070074 di Garry Kasparov vs Lajos Portisch “Very Garry” (game of the day Aug-17-2017) Niksic (1983), Niksic YUG, rd 4, Aug-28 Queen’s Indian Defense: Kasparov-Petrosian Variation. Petrosian Attack (E12) finita ovviamente 1 a 0 verrebbe da chiedersi se a quei tempi era consentito l’uso dei computer portatili in sala torneo dal momento che una mossa come 21 Ag7 non sembra normale nella sua esplosione tattica. Portish poi non era nemmeno l’ultimo arrivato tanto é che alla mossa 28 il bianco deve giocare uno scacco su casa h8 per evitare una bedìffarda trappola dovuta alla variante 28 Td3 Dc5 x f2!! La partita vinse il miglior premio dell’ informatore 36 con una marea di dieci assegnati dai suoi competitors e con un solo irrispettoso 8 di Gligoric e due miserevoli 9 di Miles e Petrosjan su un totale di nove voti complessivi. A vederla oggi questa partita verrebbe da dire che ci va una certa sensibilità a osservare dettagli quasi invisibili del tipo un cavallo su casa a5 completamente estraneo dalla lotta e ciò consente una valutazione dinamica della posizione anche se il bianco in cambio dei due pezzi minori ottiene un corrispettivo alla fine equivalente di torre e pedone. Fortunatamentre per Kasparov ai tempi i software non rappresentavano nessuna minaccia per l’agonismo e nel 1983 non era lontanamente pensabile di vedere mosse fantastiche sulla scacchiera materializzate grazie a occulti algoritmi. Tornando al nostro NODE diamo ancora un occhiata alla parte di ripasso EcmaScript sei che tradotto sarebbe javascript lato server. La sintassi é abbastanza intweb marketing Umbriauitiva e non risulta essere per lo studioso trascendentale semmai dovrebbe essere di facile comprensione e intuitivamente applicabile. Tornando a Bomba con l’articolo riassuntivo su NODE presente all’ indirizzo di UmbriaWayPotenzia  facciamo una serie di considerazioni finali sul dialetto javascript utilizzato, in particolare della sostituzione effettuata sulla parola chiave con LET o CONST, sono due nomi identificativi della natura della variabile, ad esempio se utilizzo CANE per definire il mio animale preferito é palese che il valore della variabile non cambierà e quindi va bene const facilmente verificabile andando a stampare con il metodo console.log un valore modificato di quella costante come const animale = gatto dopo const animale = cane dove andrei a generare un errore, mentre LET prende le veci in NODE di VAR come dialetto usato nel framework. E il template string? Serve per facilitare le concatenazioni. Ad esempio la scorbutica sintassi console.log(“Il corso ” + titolo + ” ha il costo di: ” + prezzo + ” € ed è erogato in modalità: ” + modalita); che si presta a grane di formattazione diventa con la sintassi ad apice inverso o backtick quindi console.log(` Il corso ${titolo} ha il costo di: ${prezzo}€ ed è erogato in modalita ${modalita}. `); e questo é l’uso del template string ad apice inverso dove la stringa é delimitata da un solo blocco di apici rispetto all’ istruzione precedente. A questo punto vediamo le funzioni a freccia per velocizzare la stesura del nostro codice. Il carattere backtick ` è sempre più popolare, è usato nei Markdown per includere del codice e nelle nuove template strings di Typescript e si genera sulla tastiera windows con ALT+0096 e l’espressione const studente = function(nome , cognome){ si può velocizzare con la sintassi privata del function const studente = (nome , cognome) =>{ che ottimizza il tutto. Un occhiata alla PROMISE, come si crea? Quale é il suo specifico funzionamento? Come avviene il controllo sugli stati della promessa? Il Pending? Il Resolve? Lo stato di rigetto? Quando la promessa non può essere mantenuta? Il catch come mostrato in figura fa il controllo sugli stati della funzione: .catch((reject)=>{ reject = ‘qualcosa non va?’; document.write(reject); }) dove resolve e reject sono parole che decidiamo noi a livello di comprensione nella stesura del codice. Grafica royalty free prelevata dal funzionale sito https://unsplash.com/

Problemi con i vasetti di marmellata? Prova quella alle prugne suggerisce web design Umbria!

web design umbria

Con web design Umbria cerchiamo di entrare nei misteri del match di ritorno tra Tal e Botvinnik che consentì al secondo di riprendersi la corona mondiale malgrado alcune debacle come questa che andremo a vedere all’ indirizzo http://www.chessgames.com/perl/chessgame?gid=1032570 dove a un certo punto il nero prende fischi per fiaschi in una posizione critica. Stiamo parlando dell’ ottava partita una caro kann dove a un certo punto il nero gioca 17..a4? quando andava prima eliminato il pedone c4 nella linea con 17..dc4! 18 Tc4 a4! 19 Cbd4 (19 Txa4 Ae7!) Ac5 con il nero in vantaggio posizionale. Ma…ecco dopo 17..a4? comparire sulla scacchiera 18 c5 che non sembra difficile da vedere se non altro perché attacca la regina eh eh! Ora dopo 17..a4? 18 c5 Dc7 19 Cbd4 perché mail il nero non potrebbe giocare per esempio alfiere da casa f8 a casa c5? Bé questo é un compito a casa. Nella posizione finale dopo 29 Cd7 se 29..Ad7 30 Cd7 Td8 31 Tc8!! risolve in vista della sciabordata Ta8 mentre anche 29..Rc7 non va a causa di 30 b6 e 31 cb7. Perché con web design Umbria abbiamo citato questa partita? Perché é piena di varianti e conseguentemente anche di variabili con la mossa x o y che può valere in modi diversi e ci riferiamo evidentemente alla cappella del nero alla mossa dieciasette che fortunutamente per Botvinnik non gli ha ostacolato la riconquista del titolo come incidente. Che poi gli errori esistano anche in php é un fatto provate a scrivere una dichiarazione di stampa a video per visualizzare una stringa senza mettere le virgolette, fa notare web design Umbria! Che dire sulle variabili in php? Che sono contenitori vasetti di marmellata che contengono tipi diversi di marmellata e contenuti e che i tipi di dati suono diversi e che possono essere NULL, booleani true e false, stringhe, interi etc. PHP riconosce in automatico il tipo di dati ma volendo io potrei anche stampare a video un numero che però viene dichiarato con la parola chiave string diversamente. I nomi delle variabili sono costituiti da numeri e lettere e simboli come underscore e sono preceduti dal simbolo del dollaro. E’ buona norma usare spiegazioni chiare sul nome nel senso che già dalla dichiarazione che precede l’assegnazione si deve sapere di che cosa si sta parlando tipo $age per esempio che presumibilmente sarà un intero e che non può essere una costante dal momento che l’età cambia ogni anno. Con la funzione var_dump() stampo sia il tipo dei dati che il contenuto mentre per print_r() vale solo la seconda che abbiamo detto. Poi posso avere necessità di stampare all’ interno di una stringa il valore di una variabile e questo lo posso fare inserendo nell’ echo un blocco di graffe. Anche print() ha la stessa funzione di echo(). Le stringhe vanno racchiuse da virgolette singole o doppie anche se ci sono delle sfumature. In una delle prossime sessioni di allenamento con web design Umbria andremo a sviscerare meglio il tema delle costanti, a volte nei programmi esistono dei puntelli inamovibili che non sono soggetti a variazioni temporale come il codice fiscale per esempio che é immutabile. Per quanto riguarda la nomenclatura per scrivere le variabile il sistema a gobba di cammello per separare le parole e capirle meglio funziona tipo $nomeCognome o ancjhe &nome_cognome é molto utilizzato, l’idea di fondo é che una dichiarazione di variabile si deve capire in che contesto lavora in maniera inequivocabile senza lasciare spazi di ambiguità.

Digital Stratgist Umbria e Angular: la sfida infinita

digital strategist umbriaDopo aver visto i controller in Angular con digital strategist Umbria passiamo ai SERVICE che come ricorderemo nel modello osi architetturale stava al piano terzo. Il concetto di service qui va interpretato come una libreria dove noi abbiamo creato un nostro codice che possiamo riutilizzare presso altre applicazioni per questo motivo il file view in superficie avrà un link che farà riferimento al SERVICE.JS oltre al file controller.js visto prima. Rispetto al data binding del primo esempio e al controller dell’ esercizio tre possiamo qui implementare la stessa applicazione calcolatrice prevedendo non solo la somma tra i due campi ma anche le canoniche 4 operazioni di rito con 4 metodi diversificati oltre al calc.add di partenza quindi anche metodi come calc.subtrac e calc.multiple e calc.divide per intenderci sempre racchiusi tra doppie graffe che stanno a dire al parsificatore angular di elaborare il risultato come espressione. Nel famoso angular.module vi era una quadra vuota nel caso precedente mentre qui la quadra diventa piena indicando il nome della dipendenza da cui il componente ne subisce i comportamenti, in sostanza quado andrò a istanziare il controller con questo esempio non avrò più prima una funzione ma un array che riportano una o più dipendenze dai nomi di servizio indicati. Dopo l’array avrò una funzione che si riempirà con i contenuti forniti dal service e c’è una perfetta corrispondenza tra service e function nell’ ordine dei nomi indicato. All’ interno della funzione verranno specificati tutti i metodi per risolvere le principali operazioni aritmetiche. Factory é un metodo che viene utilizzato per assegnare un nome al servizio che verrà poi utilizzato da uno o più componenti che verranno riferiti al nome assegnato. Usando factory ho un return su add divide multiple e subtrac che mi consentono di richiamare il servizio per tutte le altre applicazioni che hanno la stessa esigenza di gestire due campi con una value. A questo punto facciamo anche un pò di ripasso, quando abbiamo a che fare con la domanda che cosa mostrare all’ utente siamo di fronte alla VISTA o VIEW, quali dati vanno rappresentati alla vista significa che siamo dentro la questione del MODEL e le dichiarazioni di come questi dati vanno rappresentati alla vista sono circoscritte all’ altro angolo del modello MVC e cioé appunto CONTROLLER o anche Template che si mette a fare un MERGE con il MODEL nella rappresentazione schematica per la comprensione generale dell’ architettura. Questa operazione unica del merge che cosa fa chiede digital strategist Umbria? Spara i dati alla vista che avrà un utente che li consulterà o modellerà in maniera dinamica dalla user interface, appunto dall’ interfaccia utente. La vista dialoga con il model e il model risponde in maniera attenta ascoltando gli input pervenuti. Abbiamo una continua sincronizzazione in questo processo di richiesta ed esaudimento dei desideri dell’ utente in ultima analisi. digital-strategist-umbriaQuesto é un ripasso schematico di quello che accade nel data binding tradizionale ma quali sfumature abbiamo con Angular si interroga digital strategist Umbria? Il controller che diventa sinonimo di Template e che fornisce quella massa muscolare alla pagina per essere toccata con mano dall’ utente attraverso la compilazione sta sopra alla view quindi e quindi V e M continueranno a influenzarsi reciprocamente nella loro interazione, ognuno strettamente indispensabile nel contesto generale in quanto una vista senza rappresentazione di dati risulterebbe priva di contenuti. La grande notizia é che il template una volta esaurito il suo compito di generazione della vista non c’entra un beato nulla rispetto allo schema di prima triangolare dove il model era ad esso legato. La vista può chiamare il controller per performare le sue azioni ma parliamo comunque di una sinergia isolata nel contesto generale del data binding in versione angular. Tradotto i test sono semplificati in quanto il controller non ha dipendenze dal DOM (aho ce voleva tanto a tirarla fuori sta cosa conclude digital strategist Umbria?).

Sai portare un lettore sull’ orlo di un abisso? La risposta da web design Umbria

Se sto scrivendo non voglio solo informare, voglio invitare chi legge a compiere una azione specifica con la famosa call to action. Stai scrivendo per un e-commerce? Per un sito di calcio? O per il sito che protegge la foca monaca? Tu puoi informare e spingere interesse e persuasione ma quello che serve nella maggior parte dei casi é una call to action. datemi una call to action e vi solleverò il mondo sentenzia web designer Umbria. Per spingere a una forzatura del genere devo creare un binario a una sola corsa avvincente. DEvi afferrare il lettore per i capelli e trascinarlo fino alla famosa call to action e non é una cosa semplice ricordando quella famosa soglia di attenzione. Il massimo poi é suggerire l’idea che il lettore senta come giusta e corretta la sua azione suggerita indirettamente dal copywriter. Con la parola scritta persuasiva e incisiva dovrai spingere il lettore fino sull’ orlo di un burrone, ricorda un pò letterariamente web design Umbria. alias Faraoni Enrico, ceo di Umbriaway Consulting. Allora devi diventare psicologo come copywriter. Che cosa infervora quel tipo di lettore appassionato di trenini elettrici? Che parli in maniera avvincente di trenini elettrici per costringerlo a comprare un modellino? Devo conoscere le passioni del mio gregge di acquirenti potenziali. Dare per scontato o tirare a indovinare su come colpire e fare il massimo danno con la parola scritta non é cos’ semplice. Devo fare delle scelte scriverò con il tuo o con il suo, in presa diretta o in terza persona? Devo entrare in empatia con il lettore? Certo meno si é secchioni é più coinvolgimento si crea, ricorda web designer Umbria nelle sue scorribande sul dominio network umbriaway consulting. E meglio scrivere che lo apprezzerai al posto di “i nostri clienti lo apprezzeranno”. Come sempre vale il motto del farla breve ed essere chiari, chiarezza e brevità vanno a braccetto. Ricordiamoci che la freccia per andare a Roma partendo da Torino non deve passare per Bruxelles. E poi può funzionare anche questa idea della promessa che si legge dietro le righe, il fatto che se continuerai a leggere caro lettore tu vedrai nel prossimo paragrafo cose inenarrabili. Diamo delle cose che possono servire e sono utili. Facciamo come wolf, risolviamo i problemi, tenendo sempre presente chi abbiamo sull’ altra sponda. Non andate a svelare tutto e subito ma date una caramellina di assaggio. Tu hai un problema caro lettore, sentenzia web design Umbria. Io copywriter te lo risolverò, non staccare seguimi, quello che vedrai é roba originale e contenuto di qualità. La mia storia non é sospesa nell’ aria, ha un inizio e anche una fine, appartiene al mondo reale, seguimi caro lettore. Fatti non fuffa, fatti che si incastrano nel telaio organizzato della storia. Usa termini fulminanti per la tua prosa come migliore originale comprovato fantasmagorico facilmente immediatamente bello colorato e simili. Stupisciti caro lettore. Infervora all’ azione: compra oggi! Offerta limitata nel tempo! Non essere banale riduzione dei costi del materiale può funzionare magari a San Marino ma a città del vaticano serve una frase più accattivante, fa notare web design Umbria. La scrittura include quasi sempre una calla to action. Che cosa vuoi che il tuo lettore faccia? BVuoi buttarlo di sotto da un cornicione? Allora compila il modulo per maggiori informazioni, oppure lascia il tuo commento al post. Clicca qui per acquistare, ti aspettiamo nel nostro show room! Una call to action deve essere unica, non puoi far fare mille cose al tuo spovveduto fedele lettore. Se non chiedete di fare qualcosa non faranno niente e cosa ne ricaverete? E pensi di fare tutto questo senza avere uno stile? Un tono? Ce l’avete una brand reputation chiede web design Umbria? Caro copywriter ti stai limitando solo a presentare delle informazioni in maniera meccanica senza coinvolgimento emotivo? Come pensi di griffare il tuo scritto? Ci metti del tuo? Usi una scrittura dura o formale morbida o casual? Lo stile che scegliere riflette il tono e la personalità della vostra azienda. Avete contenuti dandy o evergreen? Siete autoritari o trendy? Hai uno stile colloquiale? Scrivi come Dante nella divina commedia? Che ritmo hai che ritmo ci metti? Sei sempre serio o cim metti dentro qualche ossimoro umoristico in quella scrittura? DEVI IMBROCCARE LO STILE GIUSTO a seconda dell’ obiettivo che vuoi perseguire e del target di riferimento. Fai combaciare lo stile in trasparenza con la tua identità personale. Sdrammatizzare non vuol dire essere poco seri, a volte funziona. Fai combaciare lo stile con il contenuto, se parli di un noto logo che vende bare non puoi scrivere cose del tipo “era un peso morto”. E con la coerenza come la mettiamo chiede ancora web design Umbria? Scrivi in maniera professionale anche se fai lo zuzzerellone o fai solo il circo fuffa? Quando lo stile circo fuffa funziona? Devo sempre usare un tono professionale? Quando devo fare il piacione colloquiale? Dall’ altra parte chi ho la regina Vittoria? Io, noi, mi, nostro tutta la metrica crea un effetto coilloquaiale tipo le poesie di Quasimodo. Sei sincero quando scrivi? La trasmetti la tua esperienza personale, manifesti trasparenza fai capire come la pensi? La scrittura colloquiale é simile a una conversazione reale. Noi e voi, io ed essi. L’importante é non saltare di pane in frasca con una finta coerenza. Se poi scrivi per una azienda allora interrogati sulle tue responsabilità: non devi solo costringere a una call to action ma anche farti carico dello stile di quell’ azienda e portavoce di quel prodotto e servizio. E gli elementi visivi nella tua prosa idilliaca ce li inserisci? E delle belle clip art colorate le distribuisci? Sei bravo a creare infografiche o anche solo a spezzare i ritmi del lettore per rigenerarlo e divertitlo? Una immagine vale più di mille parole. Ce le hai delle belle foto per stupire con effetti speciali? E i grafici e le infoghrafiche e i video, insomma sei un tipo noioso capace solo di fare bla bla bla? Il mestiere di copywriter é sempre ricco di colpi di scena e di cura per i dettagli. Ad esempio i link esterni autorevoli li inserisci nei tuoi scritti? Sai riconoscere i siti autorevoli che possono migliorare la tua link building? Hai mai sentito parlare del famoso NO FOLLOW? E con quale frequenza devo aggiungere link nei miei scritti? Dipende sempre dalle circostanze a volte linkando ti fai un danno. Dovresti poi integrare contenuti di altri siti web? Le citazioni funzionano? Attenzione alle duplicazioni eh e anche ai diritti legali di materiale che integri per le tue affabulazioni. Certamente sei un pesce troppo piccolo per friggere nel padellone dei grandi quindi se ogni tanto ci scappa qualcosina di straforo nel proprio articoletto é solo per valorizzare il brand altrui (mettiamola così). Se stai scrivendo un post di Fiorella Mannoia é inevitabile che tu inserisca qualcosa che parli di Fiorella Mannoia, video, citazioni o altro…e comunque attenzione sempre ai diritti legali, oggi siete una sardina in un mare magnum, domani sarete dei pesci martello in un oceano che la concorrenza vorrà fare alla griglia, conclude con questa metafora coloria degna di un grande scrittore degli anni trenta, web design Umbria!

Fa caldo? Per forza usi i condizionatori cinesi al posto delle funzioni php unset e isset

Calma calma il caldo estivo ti dà in testa? Ci scrivono da Vortice Ombroso in provincia di PG chiedendo come faccio a disattivare una pistola carica, pardon a disattivare una variabile? E se volessi verificare il contenuto di una variabile , cioé se il contenitore é pieno o vuoto ossia se c’è il caricatore sulla pistola di PHP? E vabbè che pazienza abbiamo noi (noi é una parola grossa il CEO di umbriaway.eu é Faraoni Enrico) del portale umbro in espansione dinamica da big bang più eclatante del momento? Per sapere se una variabile ha avuto un valore e quindi un contenuto e quindi una assegnazione di memoria o se attualmente é piena devi usare la funzione IsSet($nome variabile) ad esempio IsSet($altezza) ed eventualmente questa funzione come sanno tutti i neofiti in autoapprendimento su PHP si può concatenare con il magico PUNTO . all’ interno di una stringa. E se volessi svuotare una variabile fino a farla diventare vergine? Per portarla a uno stato di non inizializzazione userò l’ìstruzione unset($altezza) in questo modo sono alle origini e se dovessi adesso rieseguire una funzione sopra a questa variabile per vederni il valore IsSet mi restituirebbe un NULL che é diverso da caratteri come “/” o “0”. Prendiamo in esame una funzione base per altezza per trovare l’area di un rettangolo, se dovessi applicare prima alla variabile $altezza prima un UNSET per inizializzarla a NULL e poi usare un IsSet per verificare l’effetto che fa scoprirei che siamo di fornte a un errore del tipo UNDEFINED VARIABLE. IsSet restituisce il valore logico TRUE, FALSE per gli interi e un valore vuoto tra virgolette come valore per le stringhe. Ricordiamoci sempre che sul famoso punto INI abbiamo la possibilità di settare vari parametri e tra questi anche il famoso E_ALL per la segnalazione degli errori che é meglio attivare come funzionalità per il neofita che si appresta ad avere nella sua prima fase di sperimentazione problemi reali con il DEBUG. Come al solito lo studente che fin qui ha avuto la sensazione di avere le ide3e troppo chiare ha bisogno di essere scombinato a livello didattico con il link presente all’ indirizzo: http://php.net/manual/en/function.isset.php. Il manuale spara sentenze: ISSET determina se è impostata una variabile e non è NULL. Se una variabile è stata disattivata con unset (), non verrà più impostata. Isset () restituirà FALSE se si prova una variabile che è stata impostata su NULL. Si noti inoltre che un carattere nullo (“\ 0”) non corrisponde alla costante PHP NULL. Se vengono forniti più parametri, isset () restituirà TRUE solo se tutti i parametri sono impostati. La valutazione va da sinistra a destra e si arresta non appena viene rilevata una variabile non impostata. Tutto chiaro eh?! Certo funzioni torbide come l’acqua del Tevere. Ok nella seconda lettera di San Taffazzi da Brescia a ceofiti la domanda posta ai miscredenti é: posso io profano mescolare PHP e HTML? La risposta era dentro di te ed era giusta Sig Taffazzi, tramite la commistione dei tag <? e bla bla bla ?> intercalati tra i tag HTML puoi indicare al PARSER di PHO che cosa deve macinare e quale metallo vile trasformare in oro. Certamente devi stare attento a posizionare gli script PHP nei punti giusti in modo anche da facilitare il caricamento della pagina e non ostacolare il rendering della pagina. Il Sig. Astrubale da San Marino ci chiede se nel PHP.INI posso andare ad abilitare gli array superglobali. La risposta é si, ricordiamo che i sei big array sono $_server, cookie, env, files, get, post e che alcune espressioni di abilitazione si trovano nel file sopra citato sotto forma di iniziali come ad esempio GPC , in questo caso specifico mancherebbe la E di $_ENV per esempio come iniziale e usando tale array superglobale senza abilitazione non produco il risultato atteso dall’ istruzione, ossia la stampa di alcune variabili di ambiente tematiche per esempio. Ricordiamo che i BIG ARRAY SUPERGLOBAL sono sei in quanto il famoso $_REQUEST deriva dai tre elementi $_COOKIE, $_GET, $_POST. Speriamo con questa esauriente risposta di avere appagato le esigenze formative del sig. Astrubale. Infine rispondiamo anche ai molti che ci hanno chiesto dal Molise se i database relazionali come MySQL si possono gestire anche con strumenti essenzialmente Microsoft con software tipo Sql Server Express. La risposta é si e ovviamente ci sono molti strumenti free in rete che consentono una gestione grafica delle query per automatizzare velocemente i processi anche di apprendimento, perché il tema sui DB é molto vasto e complesso ed esistono figure professionali dedicate che strutturano i DB in maniera logica e performante con tutte le relazioni delle chiavi primariead hoc.